La radio: una storia lunga un secolo, che interseca le più rilevanti vicende della nostra epoca da quando il 6 ottobre 1924, alle nove di sera, l’Uri (Unione radiofonica italiana), antenata della Rai, iniziò la programmazione trasmettendo in diretta un concerto, seguito dalle previsioni meteo.
Nella storia della radio, la Sede Rai di Firenze ha avuto un ruolo importante, specie nel secondo dopoguerra e negli anni ’50-’60 ai tempi di Silvio Gigli, (che inaugurò il quiz radiofonico con Botta e risposta dove si vincevano premi quasi simbolici. Era seguitissima ed ebbe tra i concorrenti perfino la principessa Margaret). Le trasmissioni prodotte a Firenze avevano cantanti come Odoardo Spadaro, Narciso Parigi. E celebri orchestre jazz di cui si parla ampiamente in Firenze radio swing di Fosco D’Amelio e Rosaria Parretti (edito da Polistampa). Vennero poi Corrado con la celebre la Corrida, Pippo Baudo, Memo Remigi e vari altri. Ed ebbe grande popolarità il Grillo Canterino un cult del varietà radiofonico.
Negli anni ’60 ’70 la Sede Rai di Firenze fu una delle capitali dello sceneggiato radiofonico con attori come Ugo Pagliai, Alberto Lupo, Arnoldo Foà, Sarah Ferrati, Ave Ninchi.
Quanto alle tecniche di realizzazione, le modifiche, sono state, nel tempo, assai profonde. Come ho già accennato, agli esordi del radiodramma si andava in onda in diretta fino al digitale e il passaggio dallo sceneggiato al radiofilm.
La foto di questo articolo è stata scattata appunto in occasione di un radiofilm con protagonisti Chiara Conti, nota attrice cinematografica e televisiva (attualmente la vediamo in Un posto al sole) e Bruno Santini anch’egli noto attore cinematografico e televisivo ma anche autore e regista radiofonico.
Anche nello sport la radio ci ha fatto conoscere il sapore dell’immediatezza. E’ memorabile la radiocronaca di Mario Ferretti “Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome Fausto Coppi” che contribuì al mito del campionissimo. Il progressivo disvelamento con un andamento per qualche verso “cinematografico” accresceva la suspense e dava risalto alla titanica performance. E divenne subito un programma cult Tutto il calcio minuto per minuto che dava una panoramica densa di emozioni (tutti ricordiamo la celebre frase: Clamoroso al Cibali).
Sappiamo che McLuhan, ha definito la radio un medium “caldo” perché impegna completamente un unico senso raggiungendo, un’“alta definizione”. A differenza della televisione considerata medium “freddo”.
Con l’avvento della Tv si paventò la fine della radio e lo stesso avvenne, poi, con l’affermazione del web. Viceversa, la radio sta vivendo una seconda giovinezza. Fra i motivi di questa capacità di rinascere come la mitica fenice ci sono il rinnovamento del linguaggio radiofonico e anche la grande versatilità dell’hardware.
Dall’apparecchio radio attorno a cui si riuniva la famiglia e che fu sfrattato dal televisore si passò al transistor di piccole dimensioni, facilmente utilizzabile ovunque. C’è stato poi il boom delle autoradio che ha aumentato notevolmente i tempi di ascolto.
Mi è capitato di realizzare per RadioRai programmi che andavano in onda in prima serata ma che grazie alla autoradio non temevano la concorrenza con la tv, Infine, la sinergia con il pc e con il telefono ha reso ancora più duttile questo mass medium.
Qualche decennio fa ho passato la notte di Capodanno sul campanile del Convento fiorentino di S.Marco per una trasmissione di RadioUno della Rai. Avevo come ospiti il priore di S.Marco, il poeta Mario Luzi e la scrittrice Antonella Boralevi. A poca distanza la gente riempiva strade e piazze del centro. Ma lì in una serena notte invernale parlavamo del secolo che stava per finire e delle attese per il futuro, immersi in un silenzio che faceva pensare a Firenze stanotte sei bella/ In un manto di stelle e dava una sensazione di immensità: dello spazio e del tempo. Anche questa è magia della radio.
Gabriele Parenti
Nella foto Chiara Conti, Gabriele Parenti, Bruno Santini
Questo articolo precede un breve saggio che sarà pubblicato sul periodico Testimonianze