Tra la ressa nei negozi, il traffico congestionato, la frenesia, quanto è lontana la notte della grotta di Betlemme? Eppure essa appartiene anche al nostro tempo.
Appartiene, a chi subisce la guerra, a chi patisce la fame, e una miseria che si acuisce nel sud del mondo ma che è anche qui, accanto a noi, nel gelo dell’inverno.
Appartiene anche a chi soffre e non solo per problemi economici.
Betlemme è il primo passo di un cammino che porta al Calvario. Il dolore della malattia, di altri aspetti drammatici della vita, diviene anche emarginazione, solitudine, angoscia.
Ed allora tornano in mente le parole di Karl Kapek: “adesso che il dolore era più forte di me, sentivo quasi con orrore quanto grande fosse la vita. Sentivo che quel dolore era come un sacrificio ed è per questo, capite, che ogni religione ha messo la sofferenza sull’altare di Dio”.
Placebo? No, il senso profondo della vita.
Uscire dallo schema competitivo, dalla ricerca ossessiva del successo, dalla retorica del “vincente” ci fa trovare nella solidarietà, nella sobrietà, nella gratuità, la pienezza dell’esistenza. Quel valore delle piccole cose di cui parlava S. Teresa di Lisieux.
E l’affermazione evangelica che il Regno dei cieli è vicino ci appare allora non più a futura memoria, Non è solo rivolto alla vita futura …certo c’è anche questo, ma l’appello più forte è rivolto al presente.
Il Regno dei cieli è accanto a noi….. è la vita nell’ottica del Vangelo. Lo troviamo ad Assisi, dove si parla del lupo che pascola insieme all’agnello, della perfetta letizia e di un nuovo, non possessivo rapporto con la natura.
Il Paradiso perduto è in mezzo a noi, basta solo che ce ne accorgiamo.
Gabriele Parenti