Lo zoo di vetro, alla Pergola di Firenze dall’11 al 16 febbraio è stato nel 1944 il primo grande successo di Tennessee Williams. Debuttò in Italia il 13 dicembre 1946 con la regia di Luchino Visconti.

Un vero classico del teatro che ci appare sempre contemporaneo trattando rapporti umani che sono di ogni tempo (il celebre drammaturgo americano prese spunto da un suo racconto del 1934 Ritratto di una ragazza di vetro) ha avuto anche varie trasposizioni cinematografiche e televisive.

Questo allestimento, per la regia di Pier Luigi Pizzi, vede in scena Mariangela D’Abbraccio con Gabriele Anagni, Elisabetta Mirra, Pavel Zelinskiy (traduzione Gerardo Guerrieri musica originale Stefano Mainetti light designer Pietro Sperduti produzione Teatro Stabile del Veneto, Best L).

È un testo che tocca l’anima e ci ricorda cosa significa inseguire la propria vocazione.

Ambientato nel sud degli Stati Uniti, (a Saint Louis nel Missouri) in una cupa realtà sociale, lo spettacolo racconta le vicende della famiglia Wingfield, composta dalla madre Amanda (Mariangela D’Abbraccio) e dai suoi due figli, Tom (Gabriele Anagni) e Laura (Elisabetta Mirra), ragazza timida e claudicante a seguito di una malattia.  

Abbandonata dal marito, Amanda deve affrontare le difficoltà, i timori e le ansie che le derivano dal desiderio di assicurare un futuro sereno ai suoi figli con un comportamento che oscilla tra il tenero e l’eccessivo. Cambiano a volte i ruoli ed è la madre ad avere certe pretese, ma sono sempre desideri non ricambiati.

Anime fragili di una storia familiare che il pubblico vede muoversi intrappolate nel proprio simbolico “zoo di vetro”, che diventa anche nostro, arrivandoci come un’onda dal profondo delle nostre anime, ma i loro sentimenti e le loro parole ci attraverseranno il cuore.                  

Perché potrebbero facilmente ritrovarsi nella nostra società.

Laura introversa e chiusa, è come intrappolata in un suo mondo di illusioni ed è affezionata particolarmente alla collezione di animaletti di vetro, simbolo della sua fragilità. Eppure è lei che in mezzo a un intreccio di egoismi ad essere umana e altruista. Anche lo zoo di vetro quando è illuminato ha i colori dell’arcobaleno e simboleggiala ricchezza interiore della ragazza.

Foto di Michele Crosera