Da più parti si esorta a non usare i pensionati come bancomat. Un’ immagine efficace ma che rischia di rimanere fine a se stessa se non viene “riempita” di contenuti concreti, ovvero di azioni volte a tutelare i pensionati nei loro diritti.
E oggi l’azione più concreta è chiedere con forza che venga data attuazione alla decisione della Corte Costituzionale del 29 gennaio scorso con la quale ha stabilito che la perequazione automatica delle pensioni – ovvero l’adeguamento all’inflazione – deve essere garantita in modo integrale a partire dal 2024.
Questa pronuncia supera i limiti imposti negli anni precedenti e riconosce il diritto dei pensionati a una rivalutazione senza riduzioni, nel rispetto dei principi di uguaglianza e tutela previdenziale sanciti dalla Costituzione.
Il governo dovrebbe rendere subito esecutivo questo adeguamento mentre… non se ne sente nemmeno parlare.
Attuazione integrale, secondo i dettami della Corte.., perché il rischio è che, come è già accaduto altre volte, si finisca per introdurre nuovi meccanismi che in qualche modo privino le pensioni medie dei doverosi adeguamenti all’inflazione. E per pensioni “medie” intendiamo quelle sui 1500 euro. Quindi non certo assegni da nababbi ma appena sufficienti a sopravvivere (in gas, acqua, luce e spesa giornaliera l’inflazione si è fatta sentire,,, eccome!) stringendo la cinghia.
I lavoratori hanno notoriamente altri strumenti per reagire alla crescita dei prezzi, a cominciare dal rinnovo dei contratti nazionali e integrativi, ai pensionati, invece, non resta che subire.
In Toscana, per di più, titolari di pensioni un poco più alte, hanno dovuto stringere ulteriormente la cinghia in quanto l’aumento dell’addizionale IRPEF regionale ha “mangiato” per intero il magro adeguamento all’inflazione…magro perché appunto erogato in misura “tagliata”.
E adesso cosa accadrà? Visto che quando ci sono rivendicazioni non si parla mai dei pensionati …, visto che i pensionati sono stati esclusi dal taglio del cuneo fiscale e perfino dal bonus “tredicesima” è difficile essere ottimisti. Resta, però, l’ottimismo della volontà.. ovvero l’impegno a far sentire la nostra voce, a chiedere con forza che la decisione della Corte Costituzionale venga rispettata sollecitamente e integralmente.
Barsacchi Claudio – Parenti Gabriele