In occasione degli 80 anni da quel 25 aprile 1945 data simbolo della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, la FAP ACLI di Firenze, impegnata nella conservazione e nella valorizzazione della memoria storica desidera ricordare queste vicende che per le generazioni più anziane sono rimaste scolpite e che è opportuno far conoscere anche alle giovani generazioni, consapevoli che la storiche sono sempre radici del presente.
Riporto qui la prima parte dell’intervista realizzata con Vannino Chiti che è stato Presidente della Regione Toscana, Ministro per i rapporti con il Parlamento, poi Vicepresidente del Senato ed oggi è Presidente dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea.
(L’intervista integrale sarà pubblicata come introduzione del mio prossimo libro Nel baratro e oltre. Fascismo, Guerra, Liberazione). Gabriele Parenti
La Resistenza è stata anche un insieme di valori che sono stati fondanti per la nuova Italia che nasceva dopo il disastro del fascismo e della guerra voluta dal regime?
CHITI I valori che hanno animato la Resistenza sono stati la libertà, la democrazia, la giustizia e la pace. La Resistenza non è stata un’esperienza solo italiana ma per molti aspetti europea ed è stata caratterizzata dal pluralismo: ne furono protagonisti donne e uomini, cattolici, comunisti, socialisti, liberali, esponenti del clero cristiano, da noi anche Giustizia e Libertà e, dopo l’8 settembre del 1943, ex militari, giovani renitenti alla leva della repubblichetta nazifascista di Salò. Al tempo stesso la Resistenza è stata sia militare, la guerriglia delle brigate partigiane, sia, soprattutto in Italia e in Francia, guerra civile contro i regimi di Salò e Vichy, sia ancora non violenta, nel sostegno della popolazione ai combattenti, ai perseguitati dalla repressione, agli oppositori, agli ebrei. È stata insanguinata dai crimini di guerra nei campi di sterminio, dall’assassinio di milioni di ebrei, portatori di handicap, Rom e da stragi di cittadini inermi, per la vendetta nazifascista sulle popolazioni dopo sconfitte e attentati subiti dai partigiani. La Resistenza non può essere usata “à la carte”, secondo interessi di parte condizionati da convenienze contingenti. È tutto questo: si accoglie o si rifiuta, si è antifascisti o fascisti!
Valori che si sono, quindi, tradotti nella nostra Costituzione ?
CHITI La Resistenza e l’antifascismo sono alla base della nostra Costituzione, di quella della Germania, della Francia, delle Costituzioni democratiche nate successivamente in Spagna e Portogallo, poi nell’est europeo, nelle nazioni liberatesi dalla sovranità limitata imposta dall’Unione Sovietica. Di più, gli ideali della Resistenza sono il fondamento della costruzione di una democrazia europea. L’opposizione vittoriosa a fascismo e nazismo è intrinsecamente rifiuto di ogni totalitarismo, quale che sia il colore ideologico con cui si presenta. Essere indifferenti all’antifascismo, presentarsi come “afascisti”, come ama fare una parte della destra dei nostri tempi, è un travestimento dietro il quale si nasconde la predilezione per regimi autoritari, le cosiddette “democrature, che lasciano solo le forme della democrazia, abolendone la sostanza.
Quanto importante, dunque la conservazione della memoria storica?
CHITI Si è troppo spesso sottovalutata l’importanza di una conoscenza dei passaggi fondamentali della storia e di una memoria collettiva che ne fissi un’interpretazione condivisa. Senza una memoria collettiva i popoli non hanno futuro. Viene dunque a tutti noi, italiani ed europei, una potente sollecitazione a costruirla e renderla stabile. La sua mancanza si paga in termini di fragilità della democrazia e di rischio per le libertà. Ricordiamoci la raccomandazione di Piero Calamandrei: la libertà è come l’aria, ci si accorge della sua importanza solo quando ci manca, quando ormai non c’è più. La memoria collettiva dell’antifascismo europeo, dei crimini del nazismo e fascismo si è attenuata ben presto: sono diventati prioritari nell’immediato dopoguerra la contrapposizione tra est e ovest, la competizione USA-URSS, il modello autoritario imposto nelle nazioni che ricadevano nella sfera di dominio sovietica ed anche le divisioni nei popoli europei di fronte all’accettazione o meno dei fascismi e dell’occupazione nazista dopo il 1939. Ha pesato il dovere di riconoscere che la persecuzione degli ebrei trovava un terreno fertile nel secolare antisemitismo di natura laica e religiosa. Questi ritardi pesano ma, lo ribadisco, una memoria democratica europea oggi è urgente. I confini tra democrazie e regimi autoritari sono esili. Per imporre l’autoritarismo non sono richieste marce di squadristi sulle capitali europee: basta rendere subalterna la magistratura, colpire libertà e pluralismo nell’informazione, ostacolare e limitare la partecipazione dei cittadini, fomentare l’odio verso i “diversi” per etnia, religione, tendenza sessuale.