Nel suo nuovo libro Vangelo e città -cristiani e cittadini, Edito da EPM Edizioni Messaggero Padova, Don Giovanni Momigli Direttore dell’Ufficio problemi sociali e del lavoro dell’Arcidiocesi di Firenze s’interroga anzitutto su cosa significhi oggi essere cittadini cattolici.. E afferma che la Chiesa e i singoli credenti sono chiamati ad affrontare le sfide del cambiamento d’epoca, assumendo la complessità dell’umano e vivendo una vera e propria conversione dall’individualismo alla relazionalità. Che comprende anche la politicità del sociale.

Infatti “l’agire politico -sottolinea Don Momigli – è uno stile di stare al mondo e di vivere la propria cittadinanza e la propria fede”.

Pertanto, -spiega l’autore di questo saggio (che ha la prefazione dell’Arcivescovo di Firenze Mons. Gherardo Gambelli) – i cattolici possono essere presenza creativa e incisiva nella società e contribuire a far crescere l’amicizia sociale “se consolidano il loro radicamento in Cristo e riscoprono il senso di appartenenza alla comunità cristiana e alla città.

In una recente intervista video realizzata da Gabriele Parenti – Don Momigli ha sottolineato che uno dei problemi di fondo della nostra società è L’individualismo esasperato che crea crisi profonda ovvero solitudine ma anche difficoltà ad affrontare sfide che come Chiesa e come società civile ci troviamo in agenda.

Don Momigli ha spiegato, ad esempio che l’Intelligenza Artificiale cambia tantissimo il modo di lavorare; scompaiono lavori che conosciamo e ne arriveranno altri di nuovo tipo.

E allora – si chiede Don Momigli – possiamo lasciare le persone sole ad affrontare un cambiamento epocale così profondo e dirompente? La risposta è che non possiamo lasciare le persone ad affrontare in modo individuale processi così pervasivi che cambiano il modo di vivere ma possiamo affrontarli solo insieme, come collettività. E come cristiani e cittadini dobbiamo fare la nostra parte.