Ci ha lasciati Mario Primicerio che abbiamo apprezzato come lungimirante Sindaco di Firenze (1995-1999) e che è stato anche docente di Matematica nell’Università di Firenze e uno dei più stretti collaboratori di La Pira. E per lungo tempo Presidente della Fondazione La Pira.
Ho usato questo aggettivo lungimirante– che mi è parso il più appropriato- riprendendolo dalla dichiarazione dell’attuale Sindaca Sara Funaro la quale, tra le altre cose ha detto: “Firenze oggi resta più sola. Con Mario Primicerio perdiamo una figura importante che ha segnato la storia della nostra città. È stato un sindaco lungimirante la cui visione di città è ancora estremante attuale e le cui scelte determinanti ci guidano ancora adesso, fu interprete cruciale di una fase storico politica importante ed espressione del miglior civismo, uomo di scienza e intellettuale di spessore. È stato un grande uomo di pace e di dialogo tra i popoli”
Funaro ha anche detto che “ se Firenze è quella città capace di costruire legami, stimolare il confronto e il dialogo, accogliere e dimostrare solidarietà, lo dobbiamo moltissimo a Mario Primicerio. Solo poche settimane fa il Consiglio comunale gli aveva tributato un sentito omaggio con il Giglio d’Oro, riconoscendone il valore umano, civile e istituzionale. Adesso abbiamo un’eredità importante, continuare il suo impegno per la Pace, continuare a costruire la Pace”.
Una dichiarazione che condividiamo appieno. In molti di noi abbiamo avuto occasione di conoscerlo, di stringere rapporti di amicizia e di apprezzarne appieno le doti umane oltre che l’alto profilo di studioso e di personaggio politico dotato di concretezza ma anche di ampi orizzonti.
E’ stato spesso ai nostri Convegni Acli e lo abbiamo intervistato in occasione di documentari video su La Pira. In tali circostanze abbiamo avuto naturalmente occasione di parlare di quando, giovanissimo, accompagnò La Pira ad Hanoi per incontrare Ho Chi Minh e discutere un piano di pace che il Presidente nordvietnamita apprezzò, anche perché veniva presentato non con la freddezza dei diplomatici ma con la trepidazione di chi fa di tutto per risparmiare lutti e devastazioni.
Si era quasi raggiunto un punto che avrebbe potuto essere accettato dalle due parti, quando circostanze politiche avverse lo impedirono. Ma fu egualmente un segnale molto importante perché mostrò al mondo che la pace era possibile.