“Dovete mettervi in testa che è il momento di lasciare l’auto a casa”  così una ventina  di anni fa mi rispondevano invariabilmente vari Amministratori di Enti territoriali quando prospettavo con preoccupazione i problemi derivanti dall’aumento del traffico. 

E’ sotto gli occhi di tutti dove siamo arrivati …a distanza di vent’anni il traffico nelle aree metropolitane è divenuto  come un  fiume inarrestabile e sempre in piena. 

L’unico modo per abbassare questa crescente pressione che conduce alla paralisi è la tramvia. Che però, per essere pienamente efficace, deve essere completata in tutte le linee preventivate. Perché solo così si può consentire una mobilità nel centro urbano.  Poi servono parcheggi scambiatori e serve che i capolinea siano in zone periferiche.

Facciamo un esempio: se da Coverciano devo andare a Novoli, la tramvia devo prenderla in Piazza S. Marco, ma per arrivarci devo prendere due AT (ex ATAF)… il risultato è che il tempo di percorrenza è all’incirca come andare da Firenze a Pisa…

Terzo punto dolente il fatto che la congestione da traffico si sta accrescendo rapidamente in tutti i piccoli centri dell’area metropolitana.  Sia per quanto riguarda i collegamenti con Firenze per i quali il treno non è sempre fruibile e che, in qualsiasi orario sono affidati a una lunga fila di auto.  Ma anche per quanto riguarda gli spostamenti tra queste località di provincia.     

Insomma, una serie di difficoltà che, oltre alla questione dell’inquinamento -che non è certo di poco conto- crea disagi negli spostamenti specie per la popolazione anziana. Le linee di autobus fanno tutto il possibile, molte corse sono incrementate.  Ma il problema ha dimensioni diverse. 

Infatti, i modelli di vita sono cambiati. Non si abita più nei centri urbani -grandi o piccoli che siano- e non si va più “in paese” a fare la spesa (a piedi come si faceva un tempo) ma si abita sempre più in campagna e la spesa si fa in grossi centri commerciali. Quindi l’auto diviene pressoché indispensabile.

Allora il vero problema non è di lasciarla a casa ma di fare in modo che venga usata per percorsi più brevi possibile. Quindi, occorre un’opzione strategica per far coincidere i capolinea e le stazioni ferroviarie con grandi parcheggi.  Prendendo atto che  lo “spopolamento “ del centro cittadino nasce da questioni di fondo  (prezzi alti delle abitazioni,  overturism  e  movida o malamovida) disagi per fruire alcuni servizi, essendo, appunto vari negozi sempre più delocalizzati …. Per il momento non si vedono spiragli.  L’unica cosa che possiamo dire è che quando chiediamo una città  “a misura di anziano” in realtà  chiediamo “una città vivibile per tutti” e ancora una volta noi anziani ci facciamo portatori di istanze generali e  intergenerazionali.