Un racconto avvincente, emozionante, che ripercorre la vicenda dolorosa  della malattia del padre dell’autrice entro la quale si intrecciano vari sentimenti: preoccupazione, sconforto, speranza  -dopo il trapianto di cuore- di nuovo il baratro della delusione,  del dramma.  Un verdetto senza possibilità di appello.

Da qui  il titolo:  data di scadenza, come un countdown implacabile… ma l’amore, i valori, la determinazione, il coraggio hanno una data di scadenza?   “No  – risponde l’autrice, giornalista e scrittrice,  Luisa Petraroli – quelli restano per sempre profondi, intensi e inalterati nel cuore, e ci giungono forti e diretti dalle righe di questo racconto autobiografico”.

Chiunque di noi si è trovato in situazioni analoghe, conosce l’alternarsi di stati d’animo: trepidazione, speranze, disillusioni. Sa cosa vuol dire trovarsi con il cuore straziato a svolgere la routine quotidiana, conosce le attese spasmodiche del risultato di analisi o di incontri con i medici, sa che avrebbe più forza d’animo se si trattasse di noi stessi anziché di una persona cara.

Questo è un tema  particolarmente  rilevante  per noi della  Fap Acli  che siamo da tempo impegnati per la conservazione e la valorizzazione della memoria. In un tempo in cui tutto avviene in tempo reale e tutto viene dimenticato.

Lucia Petraroli –nota telegiornalista sportiva– ci conduce nei risvolti della memoria.  Ricorda che anche il suo interesse per il calcio è legato alla figura del padre. “Mio padre- scrive- adorava il calcio, ci ha giocato fin da bambino quando era nei pulcini del Milan ed era anche bravo.  Anni di partite e allenamenti, di borsoni e domeniche al campo. Poi la giacchetta nera. Fischio in mano, e diventò passione fare l’arbitro. Che io ero piccina e mi ricordo quando partivi per l’ennesima partita e i tuoi racconti che parlavano di giornate a dirigere il traffico sul rettangolo verde”.

 Il racconto si dipana quindi in epoche diverse. Il matrimonio dei suoi genitori, gli inizi della sua passione per il calcio, i soggiorni a Viareggio e al Giglio e  vari altri momenti vissuti  nei quali immergerci grazie a una narrazione sempre intensa che coinvolge e appassiona.

Un ultimo aspetto significativo: mi incuriosiva quella copertina così intrigante e misteriosa. Con quale significato?  Lucia Petraroli ha spiegato:

“Anni passati dietro la tenda del salotto di casa a fare finta di non esserci, non dare noia, perché c’era altro a cui badare, di più importante.  Oggi comprendo, ho compreso, ma allora non potevo. E quelle cioccolate portate con tanto amore nel mio rifugio furono vita. Lei è Mirina.  Una mamma, la mia seconda mamma. La nostra tata”.

A proposito dei ricordi della sua infanzia Lucia Petraroli  sottolinea:  “ se ne ho uno ancora nella memoria lo devo a te, ai tuoi racconti infiniti che non ti stancavi mai di ricordarmi”.