Estate, tempo di relax e anche di “curiosità” culturali. Andiamo quindi a cercare nelle pieghe della storia, in un contesto inesauribile come Firenze. Parliamo oggi di un personaggio non troppo conosciuto eppure assai importante come Lucrezia de’Medici, la figlia primogenita di Lorenzo il Magnifico e di Clarice Orsini.

Nata nel 1470 ebbe un’educazione del più alto livello approfittando dei precettori di suo fratello Piero.  Tanto più che Palazzo Medici era frequentato da personaggi come Poliziano, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola.

Aveva 14 anni quando si cominciò a pensare al suo matrimonio. Dopo la Congiura dei Pazzi (1478) Lorenzo riteneva necessario consolidarsi a Firenze dove la  sua autorità era stata messa in crisi. Quindi Lucrezia sposò Jacopo Salviati esponente di una delle più potenti famiglie (e parente dell’Arcivescovo di Pisa che  aveva preso parte alla Congiura ed era stato giustiziato). Il matrimonio fu deciso  nel 1484 e celebrato  il 10 settembre  1486.

Due anni dopo morì’ Clarice Orsini e anche le condizioni di Lorenzo che soffriva di gotta, si aggravarono, Lucrezia lo assisté fino alla fine avvenuta l’aprile 1492 nella villa di Careggi. Aveva solo 43 anni.

Nel frattempo Jacopo Salviati, grazie all’alleanza con suo suocero Lorenzo   aveva ricoperto le cariche più importanti della Repubblica fiorentina. Ma nel 1494 fu coinvolto nella cacciata di Piero de’Medici. Inoltre, in quel periodo, si legò a Gerolamo Savonarola a favore del quale intervenne presso il papa Alessandro VI.

Nel frattempo Lucrezia cercò di aiutare la sua famiglia d’origine che era stata costretta all’esilio, in particolare i suoi fratelli e sorelle.  Per questo fu accusata di avere complottato per favorire il ritorno di Piero. Venne arrestata nell’agosto 1497 e fu costretta a subire la tortura della corda.  

Nonostante il feroce supplizio non fece alcuna ammissione e fu quindi rilasciata, grazie anche all’intervento di persone vicine al Savonarola.

Nei decenni successivi s’interessò dell’educazione dei suoi 11 figli, Il marito  era ancora uno dei personaggi più in vista nella Firenze repubblicana  e  nel 1530 si adoperò affinché la città non venisse assediata dagli spagnoli. Ma poi divenne un autorevole consigliere di Clemente VII (Giulio de’ Medici cugino di Lucrezia) specie quando a  Bologna il papa si riconciliò con Carlo V e lo incoronò imperatore.

Con l’aiuto del  Papa i figli di Jacopo Salviati  e di Lucrezia ebbero incarichi importanti, due di essi divennero cardinali  ma particolarmente rilevante fu il ruolo della settima figlia, Maria che  nel 1517 sposò un Medici, Giovanni dalle Bande nere (figlio di Giovanni il Popolano) e in questo modo si riunirono i due rami della famiglia.

Dal loro matrimonio nacque Cosimo che  fu proclamato signore di Firenze nel 1537  e che  sarebbe poi divenuto  il primo Granduca di Toscana.  Fu anche la nonna di Leone XI  il terzo papa Medici.

Fin dal 1513  Lucrezia risiedeva a  Roma dove si era recata  quando  era stata esiliata dalla Firenze repubblicana, mentre il fratello Giovanni era divenuto Papa Leone X, il primo Papa Medici.

A Roma lei scelse come dimora Palazzo Medici, l’attuale Palazzo Madama (sede del Senato) e si adoperò per ottenere incarichi o matrimoni vantaggiosi per i propri figli. Nelle lettere che scriveva loro e che sono conservate nella Biblioteca Vaticana emergono la sua rilevante personalità e le doti diplomatiche. 

Ma seppe anche curare con accortezza e decisione gli affari di famiglia acquistando vaste proprietà fondiarie nella campagna romana.  Restò a Roma dopo l’elezione di un altro Medici,( Clemente VII) al Soglio pontificio.  Qui subì   i contraccolpi del Sacco di Roma(1527) ed ebbe un periodo di ristrettezze ma  presto recuperò potere e ricchezza.

Da notare che quando Clemente VII impose come duca di Firenze il nipote Alessandro de’Medici, il marito Jacopo e il figlio cardinale Giovanni erano contrari a questa nomina e si legarono ai fuorusciti, Lei, invece, stabilì buoni rapporti con il cugino.

Quando il marito morì, nel 1533, lei divenne anche ufficialmente capo della vasta famiglia di cui accrebbe la prosperità con altri rilevanti acquisti immobiliari, come l’imponente  palazzo Della Rovere.

Non rientrò a Firenze anche quando si insediò come nuovo duca il nipote Cosimo.

Morì a Roma nel dicembre 1553 a 83 anni che per l’epoca era un’età  più che  ragguardevole.