Dal recente rapporto INPS   che   è riportato in  https://www.thedotcultura.it/rapporto-inps-ora-fuggono-dallitalia-anche-i-pensionati/ si rileva, a proposito delle pensioni, che nel 2024 l’Inps ha speso 364 miliardi (erano 355 nel 2023), liquidando quasi 1,6 milioni di prestazioni, il 4,5% in più rispetto al 2023. E’ l’effetto di un aumento del 14,5% delle pensioni di vecchiaia e dell’11% delle pensioni di invalidità, a fronte di un calo del 9% delle anticipate, in flessione dal 2022. Si lavora più a lungo quindi, a causa dell’inasprimento dei requisiti delle ‘quote’ e dell’Opzione Donna. Lo stock totale di 16,3 milioni, con le donne leggermente in maggioranza, il 51%. Ma queste continuano a prendere molto meno, una media di 1.594 euro al mese, a fronte dei 2.142 euro, il 34% in più, percepito dagli uomini. Non solo: le donne vanno in pensione più tardi degli uomini, a 65 anni e mezzo contro i 64 dei lavoratori, dato che rivela anche la maggiore povertà e discontinuità lavorativa delle donne.  C’è poi la novità dei pensionati all’estero, triplicati dal 2010, fenomeno che riguarda soprattutto chi ha gli assegni più alti.

In generale però il quadro è “solido”, ha assicurato il presidente dell’Inps Gabriele Fava: “Le riforme del sistema pensionistico degli ultimi decenni hanno contribuito a contenere l’incidenza della spesa pensionistica sul Pil, evitando rotture di sostenibilità”.

Restano le emergenze croniche sociali dell’Italia, come “la transizione demografica in corso che richiede scelte coraggiose capaci di contrastare e governare il graduale invecchiamento della forza lavoro e la contrazione di circa cinque milioni di persone in età lavorativa entro il 2040, secondo le più recenti previsioni Istat”. In sintesi, la spesa pensionistica è sotto controllo ma quella assistenziale cresce sempre di più rischiando di far saltare l’equilibrio già precario dei conti.

Capitolo lavoro.  Il tasso di occupazione nei primi mesi dell’anno ha raggiunto il 63%, anche se resta al di sotto della media europea. Il rapporto Inps segnala “un milione e mezzo di lavoratori in più dal 2019 al 2024, di cui circa la metà di età inferiore ai 34 anni. Il numero di occupati è al massimo storico di 24,2 milioni di unità, la quota di lavoratori dipendenti con contratti temporanei è al 14%. L’occupazione dipendente a tempo indeterminato, che ha stabilmente superato la soglia di 16 milioni di occupati, risulta essere il driver della crescita degli ultimi anni“.  Il tasso di disoccupazione è attorno al 6%.