Sistemando la rubrica whatsapp, ho notato molti amici di vecchia data che rivedrei volentieri ma con i quali non ci sentiamo nemmeno perché ci limitiamo a scambiarci messaggi e per di più laconici. Infatti, mentre una volta le lettere erano lunghe, dettagliate e descrittive, i messaggi whatsapp sono per loro natura concisi.
Insomma, nella società della comunicazione globale c’è un difetto di comunicazione.
Platone diceva che la parola è viva e la scrittura è morta. Tuttavia, i due secoli passati, sono stati soprattutto una “civiltà della scrittura”. Giornali, manifesti, lettere sia nei rapporti tra privati sia con gli Enti pubblici.
Talvolta, quando si trattava di pratiche amministrative erano carteggi interminabili. Quando, invece, si corrispondeva con amici e parenti, le lettere raccontavano cosa stavamo facendo, cosa era accaduto in quel lasso di tempo ma anche notizie della vita del paese. La morte di un amico comune, un parente che sta facendo carriera, l’arrivo di un nuovo Parroco e via dicendo. In genere, le lettere iniziavano con un “noi stiamo bene e così speriamo di voi” per poi passare alle altre notizie.
C’era poi il problema dell’interpretazione. Se il nostro corrispondente “sto abbastanza bene” subito ci si domandava.. “perché ha scritto abbastanza? Deve avere qualche problema di salute”. Se invece, (sempre a titolo di esempio) scriveva: Sto cercando di cambiare lavoro…si scatenava una ridda di ipotesi … “la sua azienda va male? Ha avuto un contrasto con il titolare? Ha qualche migliore opportunità in vista? E via dicendo.
Ipotesi che sarebbe bastata una piccola spiegazione in più per chiarire e per fugare ogni timore.
La diffusione del telefono permise, invece, una comunicazione in tempo reale che eliminava tutti questi dubbi.
Eppure, oggi siamo tornati alla comunicazione scritta, le email e i messaggi whatsapp. Che possono essere anche vocali ma non sono interattivi come il telefono.
A proposito…. poiché le telefonate sono meno frequenti, quando ci sentiamo sono particolarmente lunghe. E questo innesca un altro problema. Talora dovendo chiamare qualcuno che non sentiamo da tempo, ci diciamo “devo avere almeno una ventina di minuti per questa telefonata…e la posticipiamo ancora.
Oggi c’è anche una difficoltà in più rispetto alla comunicazione di una volta. Le lettere impiegavano parecchio tempo ad arrivare. Quindi attendevamo con pazienza. Oggi, invece, se a un nostro messaggio non fa seguito una risposta quasi immediata, torna la ridda di ipotesi e cresce l’ansia…. Come mai non risponde? Che problemi avrà? Sarà da un medico?
Certo, questa è la società dell’ansia. Se il cellulare squilla a vuoto perché è stato lasciato a casa, ben presto si teme sia accaduto qualcosa.
La comunicazione in tempo reale fa anche questi scherzi !!