Prefazione  di Antonio Mazzeo  Presidente del Consiglio regionale della Toscana  al libro di Gabriele Parenti

Ogni epoca, per quanto protesa verso il futuro, finisce col tornare a interrogare il proprio passato. Questo accade perché nella memoria condivisa risiede la grammatica della convivenza e il tessuto più profondo del senso civico. Questo libro di Gabriele Parenti si inserisce con rigore e passione in quella necessaria operazione di riannodare i fili tra ciò che è stato e ciò che rischia, ancora oggi, di riaffacciarsi sotto nuove forme.

Con uno stile limpido, l’autore ricostruisce snodi fondamentali della nostra storia nazionale, non tanto con l’intento di fornire un resoconto esaustivo, quanto piuttosto per riattivare un sentimento capace di riconoscere nel fascismo, nella guerra, nella Resistenza e nella Liberazione non semplici eventi consegnati all’archivio della storia, ma presenze ancora vive nella nostra identità civile.

Si tratta di un’opera che coniuga rigore storiografico e chiarezza divulgativa, e che trova nel Consiglio regionale della Toscana un naturale alleato nella sua missione educativa. Specie in un tempo in cui l’indifferenza si traveste da neutralità e il revisionismo tenta di confondere le coscienze.

Fra le pagine di questo libro si trovano volti, gesti, scelte di coraggio compiute in condizioni estreme. Tra tutte, meritano una menzione speciale le figure femminili cui l’autore restituisce voce e dignità. Donne che hanno sfidato la paura, attraversato il dolore, pagato con la vita la scelta di restare umane. Donne come Anna Maria Enriques Agnoletti, Norma Parenti Pratelli, Irma Bandiera, Sophie Scholl, che rappresentano l’altra metà della Resistenza. Quella che spesso non ha trovato spazio nei manuali, ma senza la quale la storia della nostra liberazione sarebbe incompleta. Non fu solo il coraggio degli uomini a riscattare l’Italia dall’abisso, ma l’intelligenza, la generosità e la fermezza morale di tante donne che seppero opporsi al male con una forza incorruttibile.

È anche per questo che la presente pubblicazione assume un significato particolare.

In essa si riconosce l’impegno costante dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea, presieduto da Vannino Chiti, la cui attività rappresenta un presidio prezioso per la coscienza democratica del nostro tempo. Visitare quell’Istituto, come mi capita spesso, è sempre un’occasione per riscoprire la tensione etica che attraversa la nostra Costituzione, per comprendere il lungo cammino che ha portato l’Italia a diventare una Repubblica fondata non solo sul lavoro, ma anche sulla memoria di chi si è battuto per la libertà.

Leggere e condividere lavori come questo significa sforzarsi di andare oltre il mero riconoscimento di certi orrori, ma trasmettere e ricordare che la libertà non è mai definitiva, che la democrazia è un bene fragile e che ogni conquista civile porta con sé la responsabilità di chi la eredita.

Ciò che siamo, ciò che crediamo di essere, e ciò che rischiamo di diventare se smarrissimo la direzione, è tutto già scritto tra le righe di questa storia. Sta a noi leggerla, capirla e farne tesoro.

Antonio Mazzeo

Presidente del Consiglio regionale della Toscana