dalle brioches di Maria Antonietta al “feroce Saladino”
Per fare un esempio di cosa paradossale è capitato talvolta di dire: “è come Maria Antonietta” a cui riferirono che il popolo era alla fame e rispose che se non avevano pane, mangiassero delle brioche.
Eppure Maria Antonietta non fu l’autrice di questa frase, le viene tradizionalmente attribuita perché si accorda bene con l’immagine corrente del carattere frivolo della regina di Francia che nell’oasi dorata di Versailles si era isolata dai problemi e dai drammi del Paese.
Rousseau, nel settimo capitolo delle Confessioni, afferma che questa frase era già proverbiale nel 1741 e che veniva attribuita a una non meglio identificata nobildonna mentre Maria Antonietta era nata nel 1755.
Certo, la giovane sovrana potrebbe averla adoperata ironicamente in segno di disprezzo ma questo non si accorda con la sua personalità: superficiale ma non cinica né insolente.
E’ più semplice pensare che sia stata “ritagliata” e le sia stata “appiccicata” per motivi polemici durante la Rivoluzione.
Quando le prove calligrafiche dimostrarono che il bordereau, il documento su sui si basava l’incriminazione di Dreyfus, era un falso (e si scoprì anche l’autore dalla falsificazione), nel processo di revisione fu detto che il vero bordereau era un altro: un documento scritto inequivocabilmente da Dreyfus, che, però, non si poteva esibire perché conteneva un’annotazione autografa dell’imperatore tedesco Guglielmo II. E accusare il Kaiser di aver commissionato azioni di spionaggio sarebbe equivalso ad una dichiarazione di guerra. Così, sulla base di un fantomatico boredereau annoté, Dreyfus fu nuovamente condannato.
Le fake news, intese come notizie inesistenti e quindi oggettivamente false, sono la forma di manipolazione da cui è più facile difendersi, mediante un ‘attenta verifica delle fonti. Più difficile è cogliere la verità oggettiva quando si dà dei fatti un’interpretazione distorta e strumentale attraverso deduzioni non corrette.
Il celebre storico Marc Bloch in Apologia della storia sottolineò che “oltre ai falsi evidenti ci sono i più insidiosi rimaneggiamenti della realtà, con interpolazioni, abbellimenti, ecc”. E analizzando la psicologia della testimonianza, ricorda che “le deformazioni delle testimonianze, intese come errori di valutazione, sono spesso orientate in anticipo, cioè sono riflesso di particolari preconcetti”. E, conseguentemente, le cattive osservazioni “si possono tradurre in errori anche molto difficili da rimuovere in seguito”.
In effetti, la storia pullula di luoghi comuni, necessita di riletture degli eventi e spesso impone un cambio di angolo prospettico. Franco Cardini ha sottolineato, ad esempio, che il “feroce Saladino” era, in realtà, un fautore della pace oltre che un grande statista. E ha mostrato che, per i sottili giochi della politica, quel Federico Barbarossa che la storiografia risorgimentale presentava come l’irriducibile nemico dei liberi Comuni, a pochi anni dalla battaglia di Legnano, appariva amico di Milano che lo accoglieva tra le sue mura con tutti gli onori dovuti ad un imperatore.
Insomma molte vicende storiche si dibattono tra falso, vero, verosimile con stereotipi propri dell’epoca in cui si verificarono gli eventi, oppure, nel corso dei secoli, a causa
di veri e propri trompe l’oeil, o di interpretazioni strumentali a determinate ideologie.
Da qui l’importanza di riscrivere la storia liberandola dagli stereotipi del passato ma …cercando di non sostituirli con distorsioni prospettiche legate alle problematiche del presente e a categorie politiche del tutto estranee all’epoca dei fatti.