Tanto clamore e ancora nessuna certezza sul taglio delle aliquote IRPEF. Una misura auspicabile, specie da noi pensionati che siamo sempre stati esclusi dai veri bonus, defiscalizzazioni, taglio del cuneo fiscale.
Finalmente una misura che abbassa la pressione fiscale in modo generalizzato. Forse una boccata d’ossigeno per quei ceti medio-bassi, quelli da 28mila euro e dintorni che percepiscono un netto di 1600/1700 euro che, specie nel caso di famiglie monoreddito e di quelle dove entra una sola pensione non se la passano certo bene.
Tuttavia, il sollievo sarà molto piccolo per loro: un 2% per lo scaglione sopra i 28mila euro. Poche decine di euro nella busta paga.
Tutto questo mentre gli anziani stanno subendo una pressione sempre più forte sul fronte della sanità e ancora più del welfare dove il ricorso al privato si accresce sempre di più.
Questo è il problema maggiore che rischia di vanificare ogni alleggerimento fiscale.
Un esempio per tutti, I famaci e altri prodotti sanitari che sono a totale carico del paziente, sono molti e spesso non ne possiamo fare a meno. Chiunque controlla i suoi scontrini può verificare quanto spende in un anno. E si tratta, appunto, di farmaci, perché i parafarmaci sono esclusi anche dalla detrazione fiscale.
Altra cosa che andrebbe rivista perché vari parafarmaci sono consigliati da medici…non sono uno sfizio del paziente ma una necessità.
Ma anche questo è un aspetto minore. Per gli anziani, il vero dramma è dato dalla necessità di un potenziamento del welfare per adeguarlo alle nuove necessità.
In primo piano come riuscire a sostenere il costo di una badante o di una Rsa senza gravare sui figli. Inoltre la previsione di una crescita dei bisogni quando le generazioni del dopoguerra diverranno ultraottantenni.
Cose che si sanno da tempo ma che tutti, a cominciare dalla classe politica, sembrano ignorare.
Gabriele Parenti