In occasione del 122 ° anniversario della nascita di Giorgio La Pira (Pozzallo 9 gennaio 1904) vogliamo ricordare questa grande figura profetica che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del XX secolo e soprattutto a Firenze, soffermandoci sul tema della pace che è di estrema attualità.
L’impegno di Giorgio La Pira per la pace universale è sempre stato caratterizzato da intuizioni forti come quella che lo sospinse ad organizzare l’incontro dei Sindaci delle città capitali e che poi, lo portò a Mosca, ad incontrare il Soviet supremo. E, successivamente, in Vietnam dove solo circostanze avverse gli impedirono di realizzare un accordo che avrebbe posto fine a quella lunga e devastante guerra.
La Pira era molto preoccupato dei rischi della guerra atomica. Con il suo consueto stile “lapidario” era solito esclamare: “la guerra è impossibile, quindi bisogna fare la pace”. Intendeva dire che una guerra nucleare fra le grandi potenze non avrebbe avuto né vinti né vincitori perché avrebbe significato la distruzione dell’umanità. Era quello che chiamava “il crinale apocalittico della storia”. Pertanto, una guerra che non si poteva vincere era di per sé un evento assurdo. La Pira chiedeva ai grandi della terra di prenderne atto e di incamminarsi finalmente verso la pace e il disarmo atomico.
Oggi che i rischi di conflitti fra le superpotenze sono di nuovo alti, queste parole risuonano come un avvertimento e come un’esortazione a chiudere quei conflitti che “sembrano” localizzati ma che possono divenire la miccia di una deflagrazione universale.
Rilevante anche il fatto che i Convegni fiorentini si fondassero sul dialogo fra le tre religioni (ebrei, cristiani, musulmani): Il Professore comprendeva quanto il fattore religioso interagisse con la dimensione politica. Nel concludere il secondo Colloquio, il 24 maggio 1961, rilevò che ogni popolo del Mediterraneo e dell’Africa “ è internamente sospinto malgrado tutto, in una direzione unica e verso un unico porto[….] definibile con tre nomi: 1) Indipendenza politica, 2) Pace, 3) Cooperazione integratrice; ciò nel rispetto dei valori peculiari e originali espressi da ciascun popolo a tutti i livelli: a partire da quello tecnico, economico, scientifico, sino ai livelli più elevati della contemplazione artistica e religiosa”.
Già il 3 ottobre 1958, aprendo il primo Colloquio, aveva esclamato: “Cooperare alla costruzione della pace nel Mediterraneo e nel mondo: ma come? Per risolvere questo problema occorre una cosa: piazzare questo colloquio nel vasto quadro e nella vasta prospettiva della crisi storica attuale […] La risposta, a mio avviso, è possibile se si considera la comune vocazione storica e la comune missione storica […]che la Provvidenza ha assegnato nel passato, assegna nel presente e, in un certo senso, assegnerà nell’avvenire (se noi le restiamo fedeli) ai popoli e alle nazioni che vivono sulle rive di questo misterioso lago di Tiberiade allargato che è il Mediterraneo”.
Insomma, in anticipo sui tempi, aveva intuito il ruolo centrale dello spazio mediterraneo che. invece, negli anni ‘50 sembrava declinare ad area periferica rispetto all’asse Europa-Usa.
Aveva compreso che nuovi popoli e nuove nazioni si stavano presentando alla ribalta della storia e che avrebbero determinato “immensi spostamenti negli equilibri e negli orientamenti essenziali della dinamica storica”.
Nei Colloqui fiorentini del 1958 emersero i rapporti israelo-palestinesi e l’’indipendenza dell’Algeria ma La Pira andava oltre: guardava all’Africa sub-sahariana ed equatoriale che aveva iniziato il cammino verso l’indipendenza. Infatti, Bruna Bagnato (La Pira, de Gaulle e il primo Colloquio mediterraneo di Firenze) ha considerato l’evento del 1958 come uno snodo cruciale della “diplomazia” lapiriana.
Aprendo i lavori in Palazzo Vecchio, il Sindaco La Pira affermò che per rispondere fedelmente a questa suprema vocazione comune bisognava attuare: la pace, l’amicizia, la solidarietà reciproche fra questi popoli e queste nazioni. La pace, l’amicizia e la solidarietà fra Israele e Ismaele; la pace, l’amicizia e la solidarietà fra i popoli prima colonizzati e quelli prima colonizzatori; la pace, l’amicizia e la solidarietà fra tutte le nazioni cristiane, arabe e la nazione di Israele. E aggiunse “Questa pace del Mediterraneo sarà inoltre come l’inizio e il fondamento della pace fra tutte le nazioni del mondo. Quando questa pace del Mediterraneo sarà fatta e quando sarà fatta la pace fra tutte le nazioni, allora noi potremo ricordarci con gioia i divini messaggi di pace che sono risuonati su queste stesse rive”.
Parole profetiche che vedono il Mediterraneo come crocevia di popoli e di culture, luogo d’incontro di tre continenti, e che può avere ancora un ruolo rilevante se saremo capaci di oltrepassare una concezione eurocentrica per – come ha scritto Fernand Braduel – trasformare l’intera area in un luogo di confronto, di scambio e di fusione di civiltà differenti.
Le Acli tutte – e noi della Fap Acli fiorentina – siamo orgogliosi di aver avuto Giorgio La Pira come primo presidente provinciale delle Acli di Firenze.
Nel discorso all’assemblea costitutiva della nuova associazione che si tenne a Palazzo Pucci il 19 gennaio 1945 La Pira delineò i punti fondamentali della sua azione.
Dopo aver sottolineato che “un mondo tramonta e un mondo sorge” e che i lavoratori adesso erano al timone della nave sociale, La Pira delineò anche i caratteri del suo nuovo impegno. Disse infatti: “ Il nostro «piano» di santificazione è sconvolto: noi credevamo che bastassero le mura silenziose dell’orazione!; […]e invece nossignore; eccoci impegnati con una realtà che ha durezze talvolta invincibili […] Bisogna trasformare la società!
La società appare come una grande comunità umana nella quale tutti producono questo[…].bene comune destinato a essere proporzionatamente distribuito a ciascuno.
La profonda sensibilità sociale di Giorgio la Pira è stata il comune denominatore e l’elemento propulsore della sua straordinaria vicenda spirituale, politica e umana . E la breve ma significativa esperienza di Presidente delle Acli fiorentine s’inserisce appieno in questo percorso; La Pira faceva già politica e di alto profilo fin dai tempi in cui, attraverso la rivista Principi difendeva i diritti della persona, si opponeva alle leggi razziali e affermava i diritti di libertà che erano stati negati dal fascismo (tant’è vero che la rivista fu ben presto soppressa); poi, nel 1943 dette vita al foglio clandestino San Marco. Ed è oltremodo significativo che quando Achille Grandi, all’indomani della liberazione di Roma, dette vita ad un’associazione di lavoratori cristiani per portare, nell’attività sindacale, il messaggio della dottrina sociale della Chiesa a Firenze, si invitò all’unanimità il Prof. La Pira ad assumere la presidenza del Comitato promotore e poi a guidare le neonate ACLI.
In questo incarico si espressero le componenti della missione sociale di Giorgio La Pira: il profondo e partecipe interessamento ai problemi delle classi più disagiate, il cristianesimo come forza dirompente di liberazione, di giustizia sociale, di valorizzazione della persona umana, il ruolo delle città come comunità “vive“, l’apertura ad un orizzonte internazionale di pacifica convivenza tra gli uomini .
La figura di Giorgio La Pira in cui la spiritualità si coniugava a un forte impegno per i problemi sociali a cominciare dalla tutela del lavoro e dalle “attese della povera gente” (dal titolo di un suo celebre saggio) suscitava rispetto e ammirazione anche in chi aveva differenti orientamenti politici. L’impegno nel quotidiano, la cultura della solidarietà, i diritti dei lavoratori divennero, durante i suoi due mandati di Sindaco, un tessuto di attività, di iniziative concrete che dalla sua forte carica di spiritualità riceveva impulso e linfa vitale. E che è stato un ulteriore messaggio per le successive generazioni.
foto da archivio nazionale ACLI