Adesso c’è anche la “sindrome di Dorian Gray“ ovvero, come fu per il noto personaggio di Oscar Wilde che dà il titolo a questa “sindrome”) la paura di invecchiare, che secondo un’indagine del Centro Ricerche ’EngageMinds Hub,riguarda il 50% della popolazione italiana.

In particolare c’ è il timore che l’invecchiamento eroda il riconoscimento e quindi il prestigio sociale. Insomma non una preoccupazione estetica (le fatidiche rughe!) ma come una modifica identitaria, una perdita di ruolo, a seguito di un cambiamento del modo con cui ci vediamo e siamo visti…  E si paventa il rischio di essere esclusi dalla propria cerchia sociale (anche se questo è stato detto solo dal 20%degli intervistati).

Con riferimento a questa ricerca, su Ansa del 29 aprile scorso, leggiamo che oggi l’entrata nella “terza età” viene collocata “attorno ai 71 anni”.  Questo in linea con l’allungamento dell’aspettativa di vita. Ma l’aspetto rilevante è che il “diventare anziani” non coincide più con l’età pensionabile, ma con una soglia simbolica più elevata che viene associata soprattutto al percepito calo di autonomia o di salute.

“È indubbio che sia in atto un’evoluzione nel modo in cui le persone interpretano e vivono l’avanzare dell’età”, ha dichiarato da Ansa la Prof. Guendalina Graffigna, direttrice del Centro EngageMinds Hub e responsabile scientifica dell’indagine.

Da qui l’importanza fondamentale di “promuovere una cultura della longevità che valorizzi il contributo delle persone nelle diverse fasi della vita e che sostenga condizioni concrete di partecipazione, benessere e inclusione. Si tratta di un impegno – ha detto la Prof. Graffigna – che coinvolge non solo il sistema socio-sanitario, ma anche il mondo del lavoro, dei servizi e delle politiche pubbliche orientate all’invecchiamento attivo”. 

Per l’articolo dell’Ansa cfr.  https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/stili_di_vita/2026/04/29/ansasindrome-di-dorian-gray-un-italiano-sue-2-ha-paura-di-invecchiare_574aa1e4-9758-418c-86e8-ccf443434d5c.html