La straordinaria vita di Elena madre di Costantino tra teologia, politica, luoghi di culto, modelli femminili.

Concubina, imperatrice, santa: una vita densa di colpi di scena, quella di Elena Augusta madre di Costantino.  Svolte della vita imprevedibili che sembrerebbero tratte da un romanzo se non fossero una pagina importante della storia di Roma imperiale.

Elena, nata forse in Bitinia, nel golfo di Nicomedia (nell’odierna Turchia), protagonista di una serie di complicate vicende narrate nel recente saggio di Tessa Canella, Il viaggio di Elena. Donne, potere e devozione nell’età di Costantino (Carocci, 2026).

Vicende – si legge nel libro – che la videro transitare da un’umile condizione di serva, di locandiera o di prostituta, in una piccola cittadina alla periferia dell’impero, al cuore della vita di corte, con i suoi intrighi e giochi di potere; e, in seguito, da Roma, si recò in una provincia orientale, destinata a diventare il nuovo polo nevralgico della geografia imperiale e religiosa, la Terrasanta.

Insomma, una vita in continua trasformazione, dal punto di vista personale, politico, spirituale, geografico, che rende proprio la metafora del viaggio, indicata nel titolo, quella più adatta “a descrivere la sua personale condizione esistenziale, ma anche l’epoca in cui visse”.

In quel periodo, infatti, si verificarono “alcune delle rivoluzioni culturali più decisive per la storia occidentale”: la conversione dell’Impero al cristianesimo, la configurazione politica della Chiesa con i suoi nuovi e monumentali luoghi di culto, i primi pellegrinaggi, la venerazione delle reliquie: tutti fenomeni per i quali la tradizione ha assegnato un ruolo speciale ad Elena.

Ma questo volume non è solo una biografia perché parte dalla ricostruzione dei dati storici certi sulla figura dell’Augusta bensì per interrogarsi sul significato delle imprese a lei attribuite nella storia della cultura occidentale, con il presupposto che già alla base dell’idea del viaggio in Palestina sia possibile riconoscere l’influsso di modelli di gestione del potere, di conversione, di redenzione, di devozione e di santità, ampiamente diffusi nella cultura del tempo.

Un viaggio, dunque, quello che troviamo nel libro della Prof. Canella, alla scoperta dei molteplici nessi che lo studio della figura di Elena permette di scoprire tra teologia politica, immagini e luoghi di culto, modelli femminili.

Tra l’altro, con un’analogia un po’ audace (e ovviamente con i dovuti distinguo) mi piace paragonare questa biografia con quella di Teodora di Bisanzio, che una paio di secoli dopo, nell’Impero romano d’Oriente passò dalla condizione di ballerina e di prostituta a quella di moglie dell’Imperatore Giustiniano e di sovrana carismatica, e divenne donna di profonda religiosità tanto che è considerata santa nella Chiesa ortodossa. E nel celebre mosaico di Ravenna è rappresentata più alta di Giustiniano e si sa che la statura nei dipinti aveva un valore simbolico.

Insomma, ci sono figure nelle quali la storia s’interseca con il mito e nelle cui vite s’intrecciano spiritualità, abilità diplomatica, intuito politico.  Questo libro di Tessa Canella, docente di Storia del Cristianesimo alla Sapienza di Roma, ne affronta il profilo, restituendole, con rigore storico e ambizione interpretativa, una profondità spesso trascurata.

Il saggio ripercorre tutta la vicenda di Elena Augusta, dalle umili origini quando lavorava come locandiera o stabularia (addetta alle stalle), all’incontro con il giovane ma già celebre Costanzo Cloro, divenendone concubina oppure moglie secondo altre fonti, fino  al triste momento del ripudio imposto per motivi politici da Diocleziano. Furono anni che visse con rassegnazione, restando nell’ombra mentre il figlio Costantino veniva allevato alla corte di Diocleziano.

Poi Costanzo Cloro divenne imperatore e alla sua morte salì sul trono il figlio Costantino che subito la chiamò a Roma e le attribuì la dignità imperiale con il titolo di Augusta. La sua effigie fu raffigurata nelle monete.   Da quel momento ebbe un ruolo di protagonista che culminò con il viaggio in Terrasanta e il ritrovamento della “vera Croce” (noto come inventio crucis) fino alla proclamazione della sua santità.

Ed è interessante quanto ha scritto su Avvenire del 2/4/2026 (Elena, storia e leggenda dell’imperatrice santa)  il Prof. Antonio Musarra, che commentando questo libro ha sottolineato : “ a colpire è, innanzitutto, il metodo: limitarsi a distinguere tra ciò ch’è “storico” e ciò ch’è “leggendario” non basta a restituire la complessità della tradizione: <Il profilo di Elena non si lascia imprigionare dalle definizioni univoche, dai perimetri certi; esso sembra anzi sfuggire alle maglie della storia per sconfinare nelle praterie della favola>.

La Prof. Canella parla di “archeologia del mito”: per farci capire come si costruisce l’immagine: analizza tutti dati disponibili e li inserisce nel contesto del periodo di Costantino che è un momento di trasformazione radicale, in cui l’impero cerca un nuovo fondamento religioso e politico.

E qui s’innesta anche il valore simbolico del viaggio in Terrasanta. Un pellegrinaggio che ha una valenza politica. L’autrice di questo volume osserva il grande rilievo dell’itinerario di Elena che la portò a ritrovare i luoghi della vita di Cristo, dalla Natività al Monte degli Ulivi al Santo Sepolcro fu la loro trasformazione in una riconoscibile e stabile geografia sacra che assumeva particolare valore nell’ambito della politica di Costantino di fare del cristianesimo l’elemento di forza dell’Impero.

Tessa Canella è professoressa associata di Storia del cristianesimo alla Sapienza Università di Roma. I suoi interessi di ricerca si concentrano sul cristianesimo antico e tardoantico, con particolare attenzione alla teologia politica, alla relazione tra storia e memoria, agli spazi sacri e agli studi di genere. Tra le sue recenti pubblicazioni: Il peso della tolleranza. Cristianesimo antico e alterità (Morcelliana, 2017) e Storia e leggenda del santuario di San Michele al monte Tancia. Con testo critico, traduzione e commento (Edipuglia, 2020).

                                                                                                          Gabriele Parenti