Le controversie sulla scelta di Cristopher Nolan di avere nella sua Odissea una (splendida) Elena nera, mi paiono pretestuose e prive di senso. Un film non è un trattato di storia e la creatività del regista è fondamentale.
Di film sulla guerra di Troia ce ne sono stati molti e uscire dagli stereotipi grazie all’attrice premio Oscar Lupita Nyong’o, messicana di origini keniote. lo considero un colpo di genio. Perché da un film non ci dobbiamo attendere una ricostruzione filologica (per quella ci sono i documentari) e che se il regista seguisse pedissequamente le tradizioni culturali, finirebbe per fare un prodotto scontato o perfino banale. Invece, il film di Nolan, è un capolavoro, (alcuni detrattori dicono che mancano alcuni episodi). E allora? Sai quante volte li abbiamo visti? E il film ha una sua scansione, una forma mentis, che ne fa un prodotto artistico.
Inoltre, non dobbiamo dimenticare che l’Odissea omerica, è un’opera letteraria e anche quando riporta eventi storici lo fa attraverso la chiave interpretativa del mito.
Più delle recensioni sulle testate giornalistiche – generalmente assai equilibrate – sono stati numerosi utenti dei social che disapprovando, ricordando che Omero parla di Elena dalle braccia bianchissime (che era un generico appellativo per indicare grazia, avvenenza) e che nell’antica Grecia, i capelli chiari erano considerati sinonimo di bellezza, tipici degli dèi.
Tanto più che, gli autori classici, scrivevano ξανθός ovvero colore dorato, o castano chiaro ma che poteva voler dire semplicemente luminoso.
Certo, dapprima è stato naturale pensare che Elena avrebbe dovuto essere bionda, perché da secoli è stata vista nell’immaginario collettivo così come è stata rappresentata nella pittura dal Rinascimento ai Preraffaelliti. Ma si deve anche pensare che è considerata tale soprattutto per una tradizione culturale e artistica, non perché esista una descrizione che lo affermi.
Da notare, che anche nella nostra epoca, ci sono stati fino a una ventina di anni fa degli stereotipi per cui le dark ladies erano bionde (Sharon Stone in Basic Instinct, Barbara Stanwyck La fiamma del peccato, Lara Turner e Jessica Lange in due versioni de Il postino suona sempre due volte) in quanto esempi di donne algide che irretivano gli uomini e li conducevano alla rovina. Ed Elena non era forse una sorta di dark lady?
Inoltre, anche se i Micenei arrivati in Grecia dall’ Europa nord orientale, erano di carnagione chiara lei, in quanto figlia di Zeus e non era di un’etnia particolare, (a maggior ragione se si accetta la versione che la vera madre non fosse Leda ma una dea, Nemesi).
Sulla medesima falsariga di privilegiare l’aspetto artistico, Calipso è, viceversa, la bionda Charlize Theron sebbene vari interpreti abbiano collocato Ogigia ai confini occidentali del mondo mediterraneo quindi tra il Marocco e la Canarie, tant’è vero che l’afroamericana Vanessa Williams era stata Calipso nella miniserie The Odyssey del 1997 così c’è stato un Achille (che pure era signore di una città del nord della Grecia) britannico di origini Ghanesi in un’altra serie tv Troy: Fall of Fall of a City del 2018).
Un’altra caratteristica dell’Odissea di Nolan riguarda Circe che, in passato, è stata rappresentata in più modi ma sempre di aspetto sexy (prima provocante poi sedotta)
e ancora una volta da modello sembrano fare i Preraffaelliti.
Qui Samantha Morton interpreta una Circe che non è un’ammaliatrice in modo tradizionale, ma esprime una sensualità che crea anche un’atmosfera cupa, inquietante.
Le discussioni paiono interminabili ma anche Troy nel 2004 aveva sollevato polemiche. In quel caso le critiche avevano riguardato la coerenza con il testo dell’Iliade e dell’Odissea anche se era stato esplicitamente dichiarato che il film era “liberamente” ispirato ai poemi omerici. Né poteva essere altrimenti perché anche in questo caso merita ripetere che il cinema ha un linguaggio e una caratteristica narrativa del tutto peculiari.