“La mia vocazione è una sola, strutturale direi: pur con tutte le deficienze e le indegnità che si vuole, io sono, per la grazia del Signore, un testimone dell’Evangelo… mi sarete testimoni […] mia vocazione. la sola. è tutta qui!

Sotto questa luce va considerata la mia “strana” attività politica: non bisogna dimenticare che durante i tempi più acuti e dolorosi del fascismo è stata questa mia vocazione di “testimonianza a Cristo” a mettermi in prima linea nella trincea del più aspro combattimento”

Così scrive Giorgio La Pira all’amico Amintore Fanfani durante la vicenda della Pignone che il Sindaco di Firenze salvò dal rischio di chiusura.

E’ una delle 394 lettere pubblicate nei due recenti volumi dal titolo Anarchico, a Dio solo soggetto a cura di Agostino Giovagnoli e Federico Perini  ed editi da Polistampa. Un dialogo, un confronto condotto ininterrottamente per quasi trent’anni dal 1949 al 1977, anno della morte di La Pira. Dialogo amichevole anche quando le opinioni erano divergenti.

A partire dalla scelta di La Pira di diventare sindaco di Firenze, nel 1951, non condivisa da Fanfani, con le motivazioni appunto espresse nel carteggio.

Viceversa, l’unità di intenti raggiunge una particolare intensità nel 1958, quando il politico aretino, già segretario della Dc diventa presidente del Consiglio e ministro degli Esteri. Due gli eventi che suggellano la forte intesa: l’incontro di Fanfani con papa Giovanni XXIII nel giorno di Natale, ma soprattutto il pellegrinaggio a Lourdes nel febbraio precedente, che diventerà un riferimento quasi costante, ‘il patto di Lourdes’ nelle lettere di La Pira all’amico. Queste lettere, accuratamente trascritte e annotate da Federico Perini, permettono di ripercorrere, per la prima volta in modo completo, le vicende di uno dei sodalizi più significativi nella storia politica dell’Italia repubblicana, durato più di trent’anni e fondato su una amicizia sincera quanto travagliata.

Il carteggio offre uno spaccato senza filtri su molte importanti questioni di politica fiorentina, italiana ed internazionale. Per La Pira «il problema storico e politico fondamentale per un cristiano è prendere coscienza del ‘tempo storico’ in cui si trova», leggendo i «segni dei tempi». Le vicende della Guerra fredda, della decolonizzazione, del Medio Oriente, dell’Africa, del Vietnam, dell’America Latina, del processo di integrazione europea e della politica italiana, dei diversi pontificati e del Concilio vaticano II vengono da lui lette nella chiave di un unico, nuovo ed «accelerato» moto storico globale. La Pira vede in Fanfani il solo che può connettere distensione e disarmo con la nuova fase post-Conciliare della Chiesa. Questi lo segue a distanza, a volte consentendo, altre volte divergendo nettamente, come mette in luce l’introduzione di Agostino Giovagnoli. (Il volume include anche un QR-code che consente l’accesso ai documenti in formato digitale, un indice generale comprensivo dei riferimenti archivistici, nonché brevi sintesi dei contenuti di ciascuna lettera).

Riporto qui un altro brano di La Pira molto significativo: “Osservare novemila disoccupati senza intervenire in qualsivoglia modo? Senza stimolare, per vie diritte e per vie storte, un governo apatico, quasi ignaro del dramma quotidiano del pane di novemila disoccupati? Non c’è danari: quale formula ipocrita e falsa: non c’è danari per i poveri la formula completa e vera! Siamo un paese povero: altra formula ipocrita: siamo un paese povero pei poveri, è la formula vera!”