Il servizio sanitario pubblico ha un valore fondamentale per tutti e, in particolare, per la
popolazione anziana.
Per questo deve rispondere a due requisiti di fondo. Funzionalità ed economicità.
Per funzionalità intendiamo, anzitutto, agevole facilità di accesso. Per questo l’abbattimento delle liste di attesa dovrebbe essere priorità assoluta. Sia per le cure e i ricoveri, sia per analisi e visite specialistiche.
Ecco perché dobbiamo avere tempi abbastanza rapidi e soprattutto certi. In particolare, dopo una lunga attesa al telefono non possiamo sentirci dire “non c’è ancora l’agenda”. E restare in attesa di poter fare una nuova telefonata. Se abbiamo bisogno di cure o di avere un responso per qualche sintomatologia l’attesa diviene snervante e diviene sempre più frequente il ricorso al privato con conseguenti problemi economici, specie per i pensionati.
Lo scorso anno la Regione Toscana ha alzato in modo sensibile le addizionali Irpef motivando l’aumento con il mancato trasferimento da parte dello Stato di fondi destinati appunto alla sanità.
Un sacrificio per molti lavoratori e pensionati che avremmo sopportato di buon grado se questo avesse comportato una svolta nelle liste di attesa ma finora non vediamo cambiamenti sostanziali.
Per quanto riguarda il Servizio sanitario nazionale chiediamo stanziamenti adeguati alle Regioni che tengano conto delle crescenti esigenze.
Inoltre, chiediamo anche una politica nuova relativamente ai farmaci: molti – che sono necessari, non certo voluttuari – sono a totale carico degli assistiti mentre dovrebbero rientrare nel regime dei ticket. Da notare che ci sono prodotti come vari integratori che sono prescritti dai medici ma in quanto definiti parafarmaci, non sono nemmeno detraibili dalle tasse.
Se la classe politica vuole davvero dare priorità alle politiche sociali, come spesso proclama, dovrebbe partire dalle questioni sopra enunciate a da altre analoghe.