Appassionato per gli studi scientifici e dotato di senso pratico. Avveduto nell’azione di governo, valutava ostacoli e reazioni prima di compiere delle scelte ma era capace di “cammini lunghi e ambiziosi”. Schivo ma non freddo, anzi disponibile all’incontro e al dialogo anche con i più umili dei suoi sudditi.

Dal recente libro di Eugenio Giani Pietro Leopoldo. Il Granduca delle riforme (Giunti Editore), emerge nitida la figura del secondo Granduca lorenese come uno dei più illuminati Sovrani del Settecento europeo.

Salì sul trono della Toscana quando aveva solo 18 anni. Arrivò a Firenze il 12 settembre 1765 da Porta San Gallo “E’ l’inizio di una grande avventura” annuncia Giani in questo libro scritto con uno stile coinvolgente e un ritmo incalzante. Tanto che si legge come un romanzo. Ma è il risultato di uno studio approfondito che ci espone anche aspetti inediti o poco conosciuti dell’attività riformatrice di Pietro Leopoldo.

Questo nuovo lavoro letterario del Presidente della Regione Toscana, ci offre uno spaccato a 360 gradi del salto di qualità che fece la Toscana con il suo secondo Granduca lorenese. Lo fa con numerosi ma brevi capitoli che ci consente di “vedere” l’impronta dell’opera di Pietro Leopoldo in molteplici campi: dalla grande viabilità alla nascita dell’Abetone, dalle coloniche alla “scoperta” del termalismo. E vari camei suggestivi come, ad esempio, La Kaffeehaus nel Giardino di Boboli, Villa La Petraia, Poggio imperiale dove preferiva risiedere e dove ospitò un giovanissimo Mozart.

Che in Pietro Leopoldo l’interesse scientifico si legasse sempre a uno spirito pratico lo dimostra, ad esempio, la vicenda del termalismo a cui si appassionò. Acque buone vs acque cattive – nota in modo incisivo Giani – in quanto alla nascita degli stabilimenti di Montecatini Terme fece precedere la bonifica dai terreni paludosi in modo da valorizzare appieno quell’area.

In tutti i campi mostrò solerzia per risollevare la qualità della vita della Toscana. Dalla sanità (si veda il capitolo Alla sanità ci pensa lo Stato), all’assistenza sociale, alla tutela delle fasce più deboli della popolazione. Particolare attenzione dedicò all’agricoltura per debellare la piaga delle endemiche carestie che affliggeva il Granducato e volle dare una casa adeguata ai contadini, le celebri leopoldine, uno degli aspetti inconfondibili del paesaggio toscano.

E attuò la più clamorosa delle riforme: abolire la pena di morte e la tortura. “Nessuno Stato al mondo – nota Giani – aveva osato tanto come la Toscana”. Il primo Stato senza patibolo.

Da queste pagine scaturisce, insomma, un ritratto vivido in cui si delinea la fisionomia di uno Stato con un’identità spiccata, fondato sul principio della «pubblica felicità» che sempre ha ispirato Pietro Leopoldo. Non a caso percorreva il Granducato in lungo in largo per progettare le sue realizzazioni e per controllarne l’attuazione.

Tra l’altro, il Presidente Giani ha adottato lo stesso metodo perché sta girando la Toscana, anche nei suoi angoli più riposti. E varie volte, quando l’ho incontrato, mi ha fatto un accenno alle visite di Pietro Leopoldo: a Pontassieve, in piazza del Comune mi ha fatto vedere le ex Carceri alle quali il Granduca ordinò di ampliare le finestre perché entrassero più luce e più aria. A Vicopisano le cateratte Ximeniane, a Buti parlammo del paesaggio collinare modellato dall’agricoltura e della Grande inchiesta leopoldina.

Quando, dopo 25 anni di permanenza in Toscana, salì sul trono di Vienna come successore del fratello, non lasciò il Granducato “a cuor leggero” ma anzi con un misto di malinconia e di tristezza per le molte attività che doveva interrompere. Fu soprattutto il senso del dovere a fargli accettare la corona imperiale e lo portò nel vortice della grande storia, in un momento molto difficile, segnato dalla Rivoluzione francese e dagli sconvolgimenti che interessarono anche territori dell’Impero. Un capitolo meno conosciuto questo ma importante per cogliere la psicologia del personaggio e la parabola della sua vita.

La conclusione del saggio rivolge uno sguardo al futuro. Il Presidente Giani osserva che nella “politica del fare” di Pietro Leopoldo, nei suoi successi e nelle sue difficoltà si possono rintracciare chiavi di lettura importanti per le sfide dei nostri giorni.

Gabriele Parenti