Si parla molto dei problemi del lavoro. Varie parti politiche fanno presente che gli stipendi sono bassi e i sindacati premono per il recupero del potere d’acquisto in occasione dei rinnovi contrattuali.
Certo, l’inflazione ha colpito duro. Tra caro energia, crescita della domanda interna, conti pubblici da riequilibrare, problemi di importazioni per le conseguenze indirette delle guerre, i prezzi hanno preso la rincorsa.
Ma in questo contesto, a farne le spese sono soprattutto i pensionati che non hanno altre forme di recupero se non l’adeguamento annuale delle pensioni che continua ad essere tagliato per molti trattamenti pensionistici mentre si è assistito a un aumento non di poco conto dell’addizionale regionale all’Irpef.
Il 29 gennaio scorso la Corte Costituzionale ha stabilito che la perequazione automatica delle pensioni – ovvero l’adeguamento all’inflazione – deve essere garantita in modo integrale a partire dal 2024. Questa pronuncia, superando i limiti imposti negli anni precedenti, riconosce il diritto dei pensionati a una rivalutazione senza riduzioni.
Ma per ora da parte di Governo e Parlamento non abbiamo visto nessuna iniziativa per metterla in pratica.
Ricordate quando si usava dire “e adesso mi godo la pensione”? Altri tempi. Adesso bisogna dire: “e adesso mi stringo la cinghia”. Perché è l’unica risorsa che rimane. Chiunque può constatare quanto si sia impoverito questi anni.
I pensionati non fanno notizia e non sono nemmeno una lobby. Si sono dati alcuni spiccioli per le pensioni minime ma per il resto la classe politica è completamente assente.
Ebbene, noi cerchiamo di tenere desta l’attenzione di sensibilizzazione verso l’opinione pubblica sul problema della perdita d’acquisto delle pensioni. Una questione che riguarda tutti perché si sa che i lavoratori di oggi saranno i pensionati di domani.