Nella mia attività lavorativa ho avuto il privilegio di frequentare Narciso Parigi e di stringere amicizia con questo grande della canzone italiana.

Abbiamo parlato di molti argomenti: dei suoi Festival, del successo in America e in altre parti del mondo, della trasmissione Ci vediamo in Tv ma anche del ruolo ancora fondamentale della radio e dei nostri sforzi per mantenere alta la vocazione radiofonica della Sede fiorentina della Rai. E abbiamo avuto occasione di parlare anche dei suo celebri stornelli, delle tradizioni popolari toscane, del canto in ottave e dei poeti improvvisatori.

Nel 2008 curai la regia dell’evento- spettacolo che si tenne sulla terrazza della Sede Rai di Firenze nel quale si festeggiavano i suoi 80 anni insieme a quelli del coetaneo Marcello Giannini.

Quella sera del 2008 dalla terrazza della Rai si vedeva il suggestivo spettacolo di una  Firenze notturna illuminata dalla luna e tornavano subito alla mente i versi

Firenze stanotte sei bella in un manto di stelle
Che in cielo risplendono tremule come fiammelle
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Fra le canzoni di cui ha fatto celebri interpretazioni quella che preferisco è, appunto, Firenze sogna  per la sua aura poetica: il manto di stelle, Tremule come fiammelle l’Arno d’argento  e  anche per un  alone di mistero  che all’improvviso interrompe l’immobilismo di quella sera d’estate  ma non ne turba la quiete, l’incanto  Dorme Firenze /  Sotto il raggio della luna / Ma dietro ad un balcone / Veglia una madonna bruna.

Ebbene, in quelle conversazioni con Narciso Parigi mi sono sempre dimenticato di fargli una domanda che mi riproponevo sempre di porgli la volta successiva: perché la giovane “madonna bruna” di Firenze sogna  vegliava  dietro a un balcone?        Aspettava(forse invano) un innamorato? Era in ansia per un marito che ancora non era rientrato?  O più semplicemente ammirava l’incanto di una città incomparabile e, nel silenzio della notte, riusciva a coglierne la sua anima più profonda e recondita? Immagino che, come di solito, mi avrebbe dato una risposta arguta, simpatica, esaustiva.

Nel ricordare Narciso Parigi desidero prendere avvio dalle lunghe conversazioni che abbiamo avuto sulla grande stagione di Radio Firenze (nata all’indomani della Liberazione) e di cui lui, benché giovanissimo, fu uno dei maggiori protagonisti.

Ebbene, con le sue canzoni, da Firenze sogna a La porti un bacione a Firenze  e varie altre, delle quali seppe dare una splendida versione, egli contribuì a tenere alto il nome dell’Italia e anche dare fiducia ai nostri emigrati che trovavano lavoro all’estero.

Peraltro, egli è stato anche attore di successo che ha saputo ricoprire parti drammatiche come in Terra straniera, un film del 1952 diretto da Sergio Corbucci che parla di un gruppo di emigrati italiani che passano clandestinamente in Francia e trovano lavoro in una miniera ma uno scoppio di grisou li imprigiona in una galleria. O protagonista delle angoscianti vicende di Acque amare del 1954 (Il suo rapporto con il cinema è poi continuato fino a pochi anni fa).

Da quel momento, per diverso tempo, siamo stati in contatto: Narciso mi colpiva per la signorilità, l’affabilità  tipica di tutti i grandi e lui lo è stato davvero come attesta la sua popolarità, che è rimasta elevata, pur  nel mutare delle generazioni.