Ci sembra importante che fra le tracce della prima prova della Maturità ce ne sia una che fa leva sulla parola “rispetto” con riferimento a un brano di un articolo del caporedattore di Avvenire Riccardo Maccioni che parla appunto del rispetto come tutela del bene comune.
Fra l’altro tale parola era stata scelta dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani come parola dell’anno 2024.
In questo articolo cerchiamo di declinare questo termine nell’accezione di “rispetto del bene comune”.
Rispettare il bene comune vuol dire anzitutto aver cura dei beni pubblici. Le opere d’arte, anzitutto (e sappiamo quanto a Firenze tale questione sia cruciale) ma anche il verde, gli arredi urbani, e tutti gli spazi che condividiamo con gli altri. Quindi, non inquinare, non lasciare i rifiuti qua e là, non sostare per decine di minuti con il motore acceso, tanto per fare degli esempi. Tutti comportamenti che sono anche sanzionabili ma poiché non si può pretendere che ci sia un vigile ovunque (e le telecamere servono per reati più gravi) occorre fare appello a una coscienza civile e a un atteggiamento solidale.
Dicevano gli anziani di una volta che chi è onesto nel poco lo è anche nel molto, chi è avveduto nel poco lo è anche nel molto. Elementi di saggezza popolare di cui merita tenere di conto quando si dice che di fronte ai problemi della guerra e della miseria le questioni comportamentali della vita quotidiana sono ben poca cosa.
Certo, occorre rispettare le proporzioni e dare a ogni evento, a ogni problema il giusto peso. Ma il rispetto del bene comune ha la sua importanza anche come senso di socialità e come promozione dei rapporti interpersonali.
Da qui l’appello a non comportarsi come se fossimo soli al mondo ma a tener conto che siamo una comunità e che bisogna avere attenzione per gli altri.
Ci sono comportamenti, di piccola portata ma pur sempre significativi da sottolineare come negativi.
Indigna vedere una macchina parcheggiata a cavallo fra due posti auto mentre siamo alla disperata ricerca di un parcheggio, vedere muri imbrattati che dovranno essere ripuliti con ingenti spese. Fa tristezza trovare nel carrello del supermercato guanti di plastica, scarti di confezioni ecc quando lì accanto c’è un cestino per rifiuti.
Non ci vorrebbe molto. Basterebbe pensare che non siamo soli al mondo e che se tutti facessero così i nostri luoghi sarebbero invivibili. Se non lo sono è perché in molti, per fortuna, prevale il senso del dovere sociale.
Parenti Gabriele