L’informazione gridata, si avvicina sempre più agli spot. Nei media crescono i titoli ad effetto.. Anche se poi la notizia non si rivela affatto éclatante. Talora però, essa ha una valenza emotiva e riesce a farsi notare in mezzo alla ressa e al clamore degli inputs informativi.
Non a caso, una delle caratteristiche più rilevanti nella selezione delle notizie, è oggi la reiterazione, che, a sua volta, è un aspetto particolare della ridondanza.
Ad esempio, le notizie sul caro-vacanze sono significative. Ma ritornare per giorni sull’argomento, potrebbe indicare che si vuol parlare di una problematica più vasta, ovvero della perdita del potere d’acquisto di stipendi e pensioni. Oppure, più semplicemente, che si vuole sfruttare la concomitanza del periodo estivo.
Se, poi, lo stesso tema è ripreso da rubriche dai talk show, la discussione appare ancora più cruciale. Ma poi, a un certo punto, il sistema dei media ritiene il tema usurato. Non se ne parla più e tutto viene presto dimenticato.
In casi di cronaca nera, presentare la persona indiziata o la vittima attraverso foto di repertorio magari in atteggiamenti casuals o, viceversa di occasioni ufficiali , può fornire interpretazioni spesso arbitrarie sulle rispettive personalità; ma ripeterle ossessivamente per giorni e giorni significa focalizzare l’attenzione del pubblico su quei particolari, sviandola dalla complessiva vicenda.
La reiterazione, come tutti i prodotti dell’informazione ha, però, l’andamento di una parabola. Insistere troppo, con mere repliche, senza che si segnalino fatti nuovi degni di nota, ottiene addirittura un effetto controproducente per il problema che s’ intende segnalare.
A titolo di esempio parliamo di notizie sui disagi dei pendolari. La questione, a seguito di proteste, di raccolte di firme, sale alla ribalta. Ma quando la problematica è stata affrontata, occorrono fatti nuovi, altrimenti rischia di usurarsi e finisce che sfogliando il quotidiano diciamo: “ mah! c’è il solito articolo sui pendolari e passiamo alla pagina successiva. Vedendo in tv il solito servizio, ne approfittiamo per prepararci il caffè. Insomma, un effetto non di evocativo deja vu ma più semplicemente di cosa già vista.
Ben diverso è il caso quando la situazione appare in evoluzione, si segnalano interrogazioni o un dibattito in cui si cercano soluzioni con ipotesi alternative, allora, non si verifica l’effetto di saturazione e la reiterazione arricchita dalle novità, si avvale della familiarità che abbiamo ormai con la notizia e che ci dà la rassicurante sensazione di addentrarci in un contesto conosciuto che ci rende più facile entrare in argomento.
Le notizie di “colore” non sono più confinate nella parte bassa dei telegiornali. Talvolta hanno l’onore di essere nei titoli o, addirittura, in apertura. Ciò dà loro un risalto carismatico in base all’equazione potenza del mezzo = importanza della notizia anche se nella scala dei valori di ciò che è accaduto quel giorno non è notizia paragonabile a ben più seri problemi sociali che, però, hanno il difetto di non suscitare curiosità.
Una volta, si verificarono contemporaneamente due suicidi per motivi di gioco, si venne a sapere che molte persone si erano rovinate. Quindi i telegiornali batterono il tasto a ritmo concitato per una decina di giorni. E non fu da meno la grancassa: della politica-spettacolo con proposte di legge, richieste di mobilitare gli psicologi delle ASL di dare priorità alla campagna contro la ludopatia, assistere chi aveva la patologia del gioco. Poi il numero maledetto che non usciva da mesi, alla fine uscì: solite scene di paesi festanti con il bicchiere di spumante in mano. Sparì dai teleschermi il problema della patologia del gioco, sparirono le interpellanze e le proposte di legge.
A questo si aggiunge un’altra specificità della Tv che mentre registra una patologia sociale la crea (basta pensare all’ emulazione provocata dagli atti vandalici e da episodi criminali come i sassi gettati dai cavalcavia ). Certamente, l’ effetto di amplificazione non è solo quantitativo ma investe la sostanza dell’informazione. Se si enfatizza la previsione che venti milioni di italiani si metteranno in viaggio per il week end, si produce un effetto imitazione; anzi, si crea un bisogno; dire che la televisione si limita ad amplificare la notizia, sarebbe limitativo e fuorviante. .
E ci sono notizie presentate in modo salomonico, seguendo pedissequamente i dettami del confronto fra tesi contrapposte che finiscono per non dire niente perché il lettore, il telespettatore, non hanno alcun elemento per trarre una conclusione. Il giudizio finisce per fondarsi propensioni personali; od addirittura, finisce per prevalere psicologicamente l’ultimo che ha la parola.
In certi casi, poi la parzialità velata da un bilanciamento dei pareri nelle interviste è un espediente fin troppo banale perché c’è sempre chi conduce il gioco e fa pendere la bilancia dove vuole. Ma c’è anche una prassi altrettanto deleteria quando, nel contesto di una notizia, si insiste su particolari che fanno sorridere ed edulcorano il problema. (Qualcuno ricorda il famoso “panciometro” nel corso di una campagna contro l’obesità?). Quindi l’informazione non è mai neutra, perché talora è utile alleggerire con un particolare curioso, ma se questo focalizza l’attenzione, si rischia di distoglierla dagli aspetti più rilevanti di una questione.
Gabriele Parenti