L’sola dei morti, il famoso quadro realizzato nel 1880 dal pittore svizzero Arnold Böcklin, che risiedeva a Firenze, ha un aspetto inquietante.
Alla sua aura tenebrosa contribuì il fatto che fosse il quadro preferito di Hitler che lo acquistò e lo fece esporre nel suo studio. E suscitò anche l’interesse di Stalin, tant’ è vero che dopo l’occupazione di Berlino lo fece portare a Mosca dove è rimasto fino al 1991, quando è stato restituito alla Germania.
Il mistero è poi accresciuto dal fatto che di questo quadro Böcklin, realizzò ben cinque versioni, differenziate da vari particolari.
Nelle prime due versioni domina un cielo plumbeo, tra il crepuscolare e il notturno. Una barca scivola lentamente sull’acqua scura verso un’isola le cui sponde sono alte pareti di roccia, esaltate dalla luce, e dove sono scavati alcuni sepolcri. (https://www.analisidellopera.it/isola-dei-morti-di-arnold-bocklin/ ) Al centro, un gruppo di enormi, incombenti cipressi, segna la via d’accesso al cimitero. Sulla barca, oltre al rematore a poppa, ci sono, a prua, una spettrale figura in piedi avvolta da un sudario e una bara bianca. L’acqua scura, densa come bitume. Contribuisce alla sensazione d’immobilità, di silenzio assoluto.
La terza versione (quella acquistata da Hitler) ha, invece, il chiarore dell’alba. Le rocce assumono un colore grigio con riflessi azzurrini. Dietro i cipressi spunta un’alba livida e spettrale.
Della quarta versione, distrutta durante la guerra. abbiamo solo una foto in bianco e nero che denota un’immagine diurna. Il sole sta sorgendo in modo più deciso.
Nella quinta versione (che si trova a Lipsia) il buio è spezzato da un chiarore in cielo che potrebbe esser quello di un temporale.
Tradizionalmente, l’isola è stata considerata una trasposizione fantastica del Cimitero degli inglesi di Firenze, che è vicino a via Lorenzo il Magnifico dove Bocklin aveva lo studio e la propria abitazione, prima di trasferirsi a Villa Bellagio, a Fiesole.
In effetti. la struttura collinare del Cimitero costellata di cipressi, aiuole, – con 1409 tombe e imponenti monumenti funebri alcuni dei quali particolarmente macabri – rende plausibile che Bocklin ne sia rimasto suggestionato.
In seguito, sono state considerate come “modelli” più probabili l’isola di S.Giorgio presso Cattaro o Pontikonissi, vicina a Corfù, che hanno entrambe al centro una piccola chiesa circondata da cipressi. Ma si è affermata sempre più l’identificazione del castello aragonese dell’isola d’Ischia dove il pittore si recò alcuni mesi prima d’iniziare il dipinto come conferma suo figlio in una lettera.
In ogni caso, il Cimitero degli inglesi (che all’epoca veniva chiamato anche cimitero degli svizzeri) ha avuto per Böcklin una forza evocativa. Tanto più che vi fu sepolta una sua figlia morta all’età di un anno (da notare che nel dipinto la bara è bianca).
Egli, invece, poiché dal 1877 non furono più consentite nuove inumazioni, è sepolto nel cimitero degli Allori al Galluzzo.
Nel romanzo Lo specchio scuro di Franco Cardini e Leonardo Gori, Hitler, in visita a Firenze nel 1939, di notte si reca a vedere il Cimitero degli inglesi che ricollega “istintivamente” all’Isola dei morti. Un’ immagine decisamente dark quella del terribile dittatore che guarda a collina dove centinaia di sepolcri risaltano alla luce della luna, creando una sensazione di quiete, antitetica ai foschi propositi di Hitler.