A Torino è stata avviata una delle prime sperimentazioni in Italia di bus navetta senza conducente: una notevole innovazione della mobilità nell’ambito del trasporto pubblico.
Si può presumere che darà buoni risultati anche se preferisco sempre “il fattore umano” in quanto considero fondamentale l’esperienza specie quando si verifica un imprevisto (lo dico senza avere competenze, con il buon senso dell’uomo comune).
Quella del bus senza autista fa notizia perché più eclatante, ma è solo la punta di un enorme iceberg…dalla scomparsa degli operatori telefonici, dall’automazione di molti servizi con conseguente riduzione di sportelli e di strutture periferiche come varie agenzie bancarie.
Vale lo stesso per prenotazione di servizi a partire da quelli della sanità dove siamo sempre sospinti verso quelli telematici. E vari enti o aziende utilizzano assistenti virtuali che non hanno la stessa duttilità di quello umano. Anche perché il dialogo scritto non ha la stessa incisività del parlato.
Tuttavia, nonostante tal nostre riserve, sappiamo bene che queste esperienze sono destinate a moltiplicarsi in tutti i campi. Un vantaggio perché molte persone avranno più tempo libero o potranno dedicarsi ad attività più gratificanti… ma dove arriveremo?
Non tutti potranno fare i ricercatori o i docenti quindi come fronteggiare la presumibile crescita della disoccupazione?
Appaiono allora profetiche le parole di Domenico Rosati che nel Congresso nazionale del 1981 delineò un inquietante futuro fatto di “aziende senza lavoratori e lavoratori senza azienda”.
Colleghiamo queste riflessioni ai dati che secondo AI Overview sono i seguenti:
Il rapporto lavoratori/pensionati in Italia è circa di 1,4 lavoratori per ogni pensionato, con un trend in calo che porterà, secondo le previsioni, a un rapporto di 1 a 1 entro il 2050. Questo dato, che indica la sostenibilità del sistema pensionistico a ripartizione, è migliorato leggermente rispetto al passato ma rimane sotto la soglia ideale di 1,5 lavoratori per pensionato necessaria per una stabilità a lungo termine.
Nel rapporto Inapp (Istituto nazionale delle politiche pubbliche)
si rileva che il nostro Paese stia andando incontro ad un “indebolimento della forza lavoro potenziale”. Il tasso di dipendenza degli anziani – rapporto tra ultra65enni e popolazione 15-64enne – è già attualmente oltre il 40% per l’Italia e nel 2027 è previsto rimanere sopra la media europea, assestandosi vicino al 66%. Se si mette direttamente in relazione chi è in pensione con chi effettivamente lavora, il carico attuale in Italia risulta pari al 60% – in assoluto il peggiore in Europa (la media UE è 15 p.p. sotto) – ed è proiettato a salire di altri 20 p.p. nel 2027, arrivando all’80% (il valore più alto assieme a Grecia e Portogallo).