(ma con una mano si dà, con l’altra si tassa… invece questi adeguamenti dovrebbero essere detassati).
Nel 2026, per quanto riguarda l’adeguamento delle pensioni al costo della vita, esso sarà dell’1,7%, Ma non per tutti.
Le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo avranno l’aumento pieno, mentre quelle più alte, vedranno una rivalutazione parziale.
Le fasce di riferimento per la rivalutazione sono le seguenti:
Rivalutazione totale (100%): per pensioni fino a 2.466 euro lordi mensili.
Rivalutazione parziale (90%): per pensioni tra 2.466 e 3.082 euro.
Rivalutazione ridotta (70%): per pensioni superiori a 3.082 euro.
Facciamo alcuni esempi pratici:
Pensione minima: Si prevede che l’importo della pensione minima aumenterà da 603,40 euro a circa 613,05 euro.
Pensione per invalidi civili: L’importo attuale di 336 euro salirà a circa 341,37 euro.
Assegno sociale: L’assegno sociale, attualmente pari a 538,68 euro, aumenterà a circa 547,29 euro.
L’adeguamento sarà applicato retroattivamente dal 1° gennaio 2026, e l’INPS completerà le operazioni di aggiornamento entro tale data.
Sebbene l’aumento dell’1,7% non sia sufficiente a coprire il costante aumento del costo della vita è comunque una misura di tutela per i pensionati.
Peccato che questi aumenti siano lordi, quindi bisogna considerare che saranno tassati …il che se si vuole usare una tutela contro la perdita del potere d’acquisto appare un po’ contraddittorio.