Riassumiamo qui un articolo di Quotidiano sanità del 14 Aprile 2026, a firma di Luciano Fassari (in fondo alla pagina il link per leggere l’articolo intero).
La commissione Salute delle Regioni, si è espressa negativamente sul Ddl delega per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera.
Il documento – inviato nell’ambito dell’iter istituzionale che prevede il semplice ‘parere’ in Stato/Regioni – arriva a chiedere lo stop del provvedimento.
Al centro delle contestazioni c’è il metodo. Secondo le Regioni, infatti, sarebbe stata “violata” la leale collaborazione tra Stato e autonomie territoriali. Un principio che, ricordano, è fondamentale soprattutto in una materia come la sanità, caratterizzata da competenze concorrenti.
Da qui la critica alla scelta del Governo di procedere con urgenza, limitando il coinvolgimento delle Regioni a un semplice parere.
Circa i contenuti della riforma, le Regioni osservano che il disegno di legge “non affronta problemi rilevanti del SSN”, tra cui “il tema del rafforzamento del capitale umano”, necessario per rendere attrattivo il sistema nel suo complesso e non solo nei grandi centri di eccellenza.
Altro punto centrale è l’integrazione tra ospedale e territorio. Un obiettivo dichiarato dal Governo, ma che, secondo le Regioni, rischia di rimanere sulla carta. Le evidenze scientifiche, si sottolinea, dimostrano che la presa in carico efficace funziona “solo in reti integrate verticalmente (ospedale e territorio, sanitario e sociale)”.
Inoltre le Regioni rivendicano un ruolo centrale nella programmazione sanitaria e chiedono che venga preservato nei decreti attuativi.
Nel documento si evidenzia la necessità di mantenere “il ruolo delle Regioni come soggetti titolari della programmazione sanitaria”, evitando processi di centralizzazione che potrebbero indebolire i sistemi territoriali.
Particolare attenzione anche alla proposta degli ospedali di terzo livello, che – secondo le Regioni – non devono essere sottratti alla governance regionale, pur mantenendo una rilevanza nazionale.
Tra le criticità più rilevanti c’è poi la questione finanziaria. Secondo le Regioni “La clausola di invarianza finanziaria… rischia di rendere l’architettura normativa priva delle leve operative necessarie”. Da qui la richiesta di una copertura economica adeguata e di un confronto sulla sostenibilità nel medio-lungo periodo.
II documento della Regione conclude spiegando che alla luce delle criticità evidenziate, le Regioni avanzano una richiesta netta: sospendere l’iter del provvedimento per riaprire il confronto.
In conclusione un contrasto tra Governo centrale e Regioni su una riforma destinata “ad avere un grosso impatto sull’organizzazione del Servizio sanitario pubblico“.
Per approfondire
dove si può anche scaricare il documento delle Regioni