E’ già un classico della psicologia il saggio di Massimo Recalcati “La luce delle stelle morte” Saggio su lutto e nostalgia (edit. Feltrinelli). Il prof Recalcati, uno dei più celebri psicanalisti italiani, ha esaminato in questo libro il rapporto  con l’esperienza traumatica della perdita.  Un’esperienza che ci accomuna tutti, tanto che potremmo dire che non si può pensare la vita senza il suo opposto, la morte.

Ma, quando perdiamo qualcuno che abbiamo profondamente amato, ci sembra che si apra davanti a noi un vuoto dentro cui è impossibile ritrovare coordinate e direzioni. Quanto lavoro serve per tornare a vivere? E cosa succede quando non ci riusciamo? Ragionare su queste domande significa iniziare un percorso dentro noi stessi. Attraverso un vero e proprio “lavoro del lutto”.

Sappiamo che elaborare un lutto significa affrontare, sul piano emotivo e cognitivo, una perdita profonda. Non per dimenticare o cancellare il dolore, ma per integrarlo nella propria storia personale. Questo processo naturale permette di riadattarsi alla quotidianità e ritrovare un nuovo equilibrio.

Comunque non è questo l’aspetto sul quale vogliamo concentrarci in questo articolo, bensì  all’altro che compare nel sottotitolo  (peraltro collegato al primo) ovvero il fattore nostalgia che riguarda in modo particolare gli anziani ma non solo loro.

La nostalgia – scrive Recalcati – non deve essere motivo di struggimento e staticità. Il passato che non ritorna deve sfiorarci con la sua luce ancora viva e illuminare il nostro cammino, proprio come fanno le stelle.

All’interno del saggio del 2022, che è stato subito  un successo editoriale, Massimo Recalcati rintraccia la natura della nostalgia, ne tratteggia i contorni e ne delinea i più minuscoli lineamenti, arrivando a raccontare, infine, l’esistenza non di una nostalgia, ma almeno di due di esse.

Infatti, avverte che c’è una nostalgia che potremmo anche definire “patologica”, perché il dolore della perdita e la sofferenza per la rottura di un equilibrio ci fanno rimanere ancorati al passato, come immobili nella triste contemplazione di qualcuno o qualcosa che è stato e non può più tornare. La morte non investe soltanto la persona o la situazione che ha terminato il suo ciclo vitale, ma anche chi sperimenta questo tipo di nostalgia. Non c’è modo di andare avanti, di ritornare alla vita.

“Le piccole cose che abitano la nostra memoria”

Ma Recalcati parla anche di un’altra nostalgia, diametralmente opposta per natura a quella finora raccontata. Ed è questa che ricorda, per l’appunto, la luce delle stelle morte che dà il titolo all’intera opera. Se la prima nostalgia è immobilità, passato e morte, la seconda è dinamismo, presente, vita.

Le stelle muoiono, (così dice il titolo del libro) ma la loro luce arriva sino a noi, che ne rimaniamo folgorati, ispirati. Così dovrebbe essere la nostalgia: la persona che non c’è più, il passato che si è rotto o se n’è andato per sempre, non dovrebbero farci rimanere incastrati nelle sabbie mobili della non-vita. Tutt’altro, “le piccole cose che abitano la nostra memoria” – così come le chiama Massimo Recalcati – dovrebbero essere le scintille che illuminano il nostro agire e alimentano i nostri sogni.

Il successo del nuovo saggio di Recalcati deriva dall’autorevolezza dell’autore, uno dei massimi esperti di psicanalisi in Italia, e deriva anche dal fatto che questi argomenti sono affrontati in modo particolarmente approfondito e semplificato. Infatti, la morte, così come la nostalgia, sono tematiche complesse, stratificate,

La nostalgia non deve essere motivo di struggimento e staticità. Il passato che non ritorna deve sfiorarci con la sua luce ancora viva e illuminare il nostro cammino, proprio come fanno le stelle.

Quindi alla  Nostalgia-rimpianto (o patologica) che èuno sguardo malinconico e ossessivo rivolto all’indietro. Il soggetto resta ipnotizzato dal passato, cristallizzando il lutto e rifiutando l’elaborazione della perdita: una forma di paralisi vitale  occorre  contrapporre la  Nostalgia-gratitudine (o vitale)  Essa non guarda al passato per rimpiangerlo. Permette di sentirsi visitati dal ricordo di chi si è amato o da ciò che è stato, trasformando il dolore in una spinta generativa verso il futuro.

Il passato non può essere resuscitato, ma la sua luce può nutrire e scaldare il nostro presente, senza imprigionarci.

                                                                               Gabriele  Parenti