Prima di parlare del libro faccio una premessa con l’aiuto dell’intelligenza artificiale:

Umarell è un termine del dialetto bolognese (derivato da omet, ometto) che indica un pensionato, in genere anziano, il quale passa il tempo osservando i lavori in corso nei cantieri stradali o edili.

Ne segnalo le Caratteristiche principali utilizzando Al Mode 

  • Postura tipica: Stanno in piedi con le mani incrociate dietro la schiena, spesso osservando attentamente ogni dettaglio.
  • Comportamento: Spesso fanno domande, criticano l’operato degli operai o dispensano consigli non richiesti su come andrebbe fatto il lavoro.
  • Origine del neologismo: La parola è stata resa popolare nel 2005 dallo scrittore bolognese Danilo Masotti attraverso il suo blog e un libro omonimo, ed è stata poi accolta nei principali dizionari italiani come lo Zanichelli e il Vocabolario Treccani. [1, 2, 3]
  • Evoluzione culturale: Il termine è diventato un fenomeno di costume e un meme nazionale, al punto che in alcune città italiane i pensionati vengono coinvolti ufficialmente per monitorare i cantieri, e sono stati creati dei gadget ironici a forma di statuetta da scrivania

Il termine Umarell l’ho trovato nel recente saggio di Beppe Severgnini (divenuto subito un bestseller) Socrate, Agata e il futuro, l’arte di invecchiare con filosofia (Rizzoli 2025).

Un libro davvero opportuno in un Paese dove la popolazione anziana è in continua crescita   perché offre riflessioni e aneddoti utili per non incorrere nel rischio-umarell, considerato, appunto, il prototipo di anziano saccente che osserva il lavoro altrui con l’aria di quello che le sa tutte.

Severgnini ricorda che come insegna la sapienza antica, la vita umana si divide in quattro stagioni: nel primo periodo si impara, nel secondo si realizza sé stessi, nel terzo si mette il proprio sapere a disposizione degli altri e, nell’ultimo, ci si prepara al congedo, distaccandosi con grazia dal rumore del mondo. Eppure, oggi, qualcosa sembra essersi inceppato. Molti, nonostante l’anagrafe, faticano a mollare la presa: non sanno ascoltare, rallentare, restituire. E continuano a sgomitare, spingere, accumulare.

Beppe Severgnini ha così deciso di fermarsi a riflettere sul tempo che passa e gli anni complicati che stiamo attraversando, e lo fa grazie a una guida d’eccezione: la sua nipotina Agata. È lei, con il suo disordine quotidiano e la sua capacità di vivere il presente senza filtri, a insegnargli che la vera saggezza non sta nell’accumulare, ma nel fare spazio. “Don’t become an old bore”: ovvero  non diventare un vecchio barbogio: ecco l’imperativo. Un libro per tutte le generazioni, che invita a “indossare con eleganza la propria età”. per evitare “la tendenza ad allungare all’inverosimile le fasi della vita”.  Per farlo serve comprendere la forza della gentilezza, imparare dagli insuccessi, allenare la pazienza, frequentare persone intelligenti e luoghi belli, capaci di ispirare nuove idee. Serve accettare che c’è un tempo per ogni cosa e che le nuove generazioni hanno bisogno di incoraggiamento e fiducia, non di anziani insopportabili.

Nella recensione di Veronica Costanza Ward su Il sole 24 ore del 12/3/25 si sottolinea la

malinconia, sana e consapevole, sempre poetica, che caratterizza il periodo autunnale della vita. Nelle pagine di questo saggio – scrive Veronica Costanza Ward – “c’è tenerezza nello sguardo di un uomo “piuttosto adulto” che osserva la vita e i tempi che corrono (non si sa dove esattamente) con la dose di saggezza che si confà ai “brizzolati” che accettano la loro età con filosofia, non quella scanzonata, piuttosto consapevole ed equilibrata”.  E l’autrice della recensione aggiunge che “La strada per ottenere questo equilibrio passa per una sana e preziosa, condivisione con i più giovani, di tesori custoditi con cura, siano essi vecchi oggetti o citazioni di intellettuali e serie tv, testi di canzoni, passi di poesia”.  

ww.ilsole24ore.com/art/invecchiare-e-piacere-se-si-fa-filosofia-

Altrettanto interessante l’articolo   Beppe Severgnini la-terza età condizione che va saputa indossare pubblicato sul quotidiano La Provincia di Cremona del 21/5/25 (nel quale si cita anche la videointervista di Paolo Gualandris a Severgnini in ‘Tre minuti un libro”).

Nella recensione si rileva che in questo libro su tutto c’è l’antidoto dell’ironia, «un modo di guardare le imperfezioni del mondo e sorriderne. A una certa età è importante».

Ed è importante essere sempre attivi anche nell’informarsi.  Severgnini spiega, infatti: «Se si comincia a disinteressarsi dell’America, del mondo, dell’Europa, poi si finisce per infischiarsene dell’Italia, del suo governo, e poi della regione, della provincia e della città in cui si vive. A quel punto ci si chiude in salotto a mettere in ordine i telecomandi e si è fregati».

Parallelamente l’autore Severgnini esorta anche a non farsi contagiare dai rassegnati. «Si dovrebbe provare a incoraggiarli. Non ne posso più di certi miei coetanei per cui tutto va male, tutto fa schifo, tutti sono orribili e basta. Ma non vi ricordate che a vent’anni avevate la luce negli occhi? È una perdita di compassione quella che loro trasmettono». Cfr. https://www.laprovinciacr.it/video/cultura-e-spettacoli/518819/beppe-severgnini-la-terza-eta-condizione-che-va-saputa-indossare.html